Ελληνική ιστορία και προϊστορία

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Κυριακή 20 Νοεμβρίου 2016

Andros e un isola grande della Grecia, belissima isola delle Cyclades

Le Cicladi così chiamate per la loro disposizione a cerchio intorno a Delo, sono un gruppo di isole greche nel Mar Egeo , situate a sud dell'Attica e dell'Eubea. L'arcipelago è composto da circa 220 isole, di cui le principali sono Amorgo , Anafi , Andro , Antiparo, Kimolos , Delo , Io , Ceo (o Zea), Citno (o Termia), Milo , Micono, Nasso, Paro , Policandro, Serfanto , Sifanto (o Sifno ), Sicandro , Siro (o Sira), Tino e Santorino (o Santorini). Secondo Strabone erano originariamente solo dodici: Ceo, Citno, Serfanto, Milo, Sifno, Cimolo, Paro, Nasso, Siro, Micono, Tino e Andro. A queste Artemidoro di Efeso aggiunse Prepesinto, Oliaros e Ciaro , rendendole così quindici. Scilace distinse due gruppi di Cicladi, uno a nord e uno a sud. A nord egli pose Ceo, Helena, Citno, Serifo, Sifno, Paro, Nasso, Delo, Rineia, Sciro (forse questo è un errore di trascrizione e l'autore intendeva originariamente Siro), Micono, Tino e Andro; nel gruppo meridionale egli collocò Melo, Cimolo, Oliaro, Sicandro, Thera , Anafi ed Astipalea. La maggior parte delle degli storici, tuttavia, affermano che le Cicladi sono costituite dalle dodici isole citate da Strabone, a parte che per il fatto che sostituiscono Rhene o Rheneia con Melo, il che è certamente più corretto dal momento che Melo si trovava all'interno del cerchio. Pomponio Mela , probabilmente in una svista, omette Ceo e nomina Sicino invece di Citno. Plinio concorda con Artemidoro nel comprendere Prepesinto, Oliaro e Ciaro. Aigaion Pelagos fu uno dei themata dell'Impero Bizantino. Questo thema era ubicato in Asia minore e comprendeva buona parte dei territori costieri antistanti la Grecia, oltre all'attuale isola di Lesbo. Durante il X secolo era diciannovesimo su trentuno in ordine di importanza nell'Impero Bizantino, e forniva all'Impero un buon numero di dromoni . Il suo strategos guadagnava dieci libbre d'oro all'anno. Aigaion Pelagos cadde in mano Veneziana, dopo la caduta di Costantinopoli , per mano dei crociati . Il Ducato di Nasso o dell'Arcipelago è stato tra il 1207 e il 1579 un ducato marittimo nell'arcipelago delle Cicladi (Mar Egeo), costituito nell'ambito dei possedimenti coloniali della Repubblica di Venezia e con capitale Nasso. Con la conquista nel 1204 di Costantinopoli da parte della Quarta Crociata e la creazione di un nuovo Impero Latino a spese dello sconfitto Impero Bizantino, Venezia si era resa padrona di "un quarto e mezzo dell'Impero d'Oriente", espandendo i suoi possedimenti a creare un vasto impero marittimo che la rendeva padrona dell'Egeo e del Mediterraneo orientale . Nell'acquisire e organizzare i nuovi possedimenti la Repubblica veneziana adottò il sistema feudale degli alleati franchi , in tal modo incentivando l'intervento privatistico delle grandi famiglie patrizie nelle nuove colonie e garantendosi dunque un controllo indiretto delle stesse: l'interesse della Repubblica non era infatti tanto il dominio territoriale, quanto la disponibilità di basi numerose e sicure per la flotta e il controllo delle rotte commerciali. Il Ducato di Nasso venne creato nel 1207 da Marco Sanudo, uno dei partecipanti alla crociata e nipote del Doge Enrico Dandolo , che aveva rinunciato alla corona imperiale in favore di Enrico di Fiandra. Accompagnato da Marino Dandolo , Andrea e Geremia Ghisi , oltre che da Ravano delle Carceri, signore di Eubea, e Filocalo Navigajoso, Granduca di Lemno, con otto galee il Sanudo sbarcò a Potamidides conquistando Nasso: i Greci si ritirarono nella fortezza di Apalyros , sostenuti dai Genovesi , principali avversari di Venezia in Oriente, ma in breve anche quest'ultimo baluardo cadde. Nel 1210 , avuta ragione delle ultime sacche di resistenza, i Veneziani procedettero alla rapida occupazione del resto dell'arcipelago, che venne spartito tra i partecipanti alla spedizione. Assieme agli altri possedimenti veneziani sopravvisse al collasso dell'Impero Latino e alla restaurazione bizantina, quando il 25 luglio 1261 Michele VIII Paleologo riprese il trono di Costantinopoli. Sebbene la flotta bizantina, al comando dell'ammiraglio Licario riuscisse a riconquistare l'intero arcipelago tranne Nasso e Paro , nel 1310 il dominio veneziano poteva dirsi completamente ristabilito, dopo essere passato nel 1278 in vassallaggio del Regno di Napoli . Nel 1317 il ducato subì una violenta incursione della Compagnia Catalana e, nel 1383 una ribellione rovesciò i Sanudo, spianando la strada alla presa del potere da parte della famiglia dei Crispo. Intanto in Oriente Venezia iniziava a scontrarsi col nuovo pericolo rappresentato dall'Impero Ottomano e necessitava di un controllo sempre più stretto e diretto dei propri possedimenti coloniali, così nel 1418 Nasso divenne finalmente vassallo diretto della Repubblica di Venezia. Nonostante la strenua resistenza della Serenissima il potere turco erodeva piano piano il suo impero marittimo. Sempre più pressato dal nemico, il Ducato di Nasso prese a pagare tributo al Turco, finché nel 1566 il duca Jacopo IV venne deposto dal Sultano Selim II . Andro o Andros è un'isola della Grecia, la più settentrionale dell'arcipelago delle Cicladi . È lunga circa 40 chilometri e la larghezza massima è di circa 16 chilometri. La superficie è prevalentemente montagnosa con numerose valli e corsi d'acqua. A seguito della riforma amministrativa detta piano Kallikratis in vigore dal 2011 , l'isola è un' unità periferica nella periferia dell'Egeo Meridionale costituita dall'unico comune omonimo con 9.285 abitanti al censimento 2001. Apparteneva fino al 2010 alla prefettura delle Cicladi. Quasi dimenticata a est di Atene , lontana appena un fazzoletto di mare, Andros appare bellissima, come una benedizione e come una rivelazione. Un’ isola come nessun’altra , tra le Cicladi. Un dono della natura, che a tratti commuove . Scivola, dal ponte del traghetto la sua parte nord: la vedi disabitata e malinconica alla luce del tramonto, e nonostante le onde, si ascolta forte il silenzio. Solo qualche puntino bianco cattura la fantasia: colombaie , fattorie rustiche, qualche casa vacanza. Andros era potente, un tempo. Tanto da diventare addirittura il secondo porto della Grecia dopo il Pireo. Isola di capitani, armatori, marinai, i greci partivano da qui in cerca di nuove vite in America. Erano gli anni ’20, che hanno lasciato in eredità splendidi palazzi e un’atmosfera sopita e lontana. Nessuno, allora, pensava che quasi un secolo dopo la gente sarebbe ritornata, alla ricerca di sensazioni perdute e con una voglia di vacanza più vivace che mai. E allora Andros rivela al viaggiatore il suo tesoro di oggi, l’incredibile varietà della natura. Senza dimenticare la presenza di acqua e sorgenti in abbondanza, che, ne siamo sicuri, la renderà ricca anche quando l’era del turismo volgerà al termine. Amerai perderti tra fontane in marmo, fiumiciattoli dove nuotano ingenue tartarughe, grotte e terrazze fiorite. Fichi d’india, e bouganvillee, valli rocciose e mare scintillante. Mare che Andros cattura a sé, e che dispensa a pennellate generose, con panorami senza confini dai suoi vasti altipiani. Come Posidonio con il suo tridente, Andros sembra aver voluto far suo il meglio della Grecia insulare. È come se arpionasse con questa fiocina Karpathos e le sue spiagge, le Sporadi e i suoi villaggi dalle tegole rosse, e Creta con i sui spazi, in un insieme armonico e delicato allo stesso tempo. Il perché quest’isola sia pressoché sconosciuta al grande pubblico, è quindi un enorme punto di domanda. Per coloro che vogliano andare controcorrente, o semplicemente vogliano sentirsi un pò greci, (loro si che amano viverla ogni fine settimana), Andros è l’alternativa per eccellenza.

Πηγή: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Andro_(Grecia)

http://www.greciamia.it/isole-greche/isole-cicladi/andros/

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cicladi

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Aigaion_Pelagos

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ducato_di_Nasso

Наксос греческий остров в Эгейсаом море, принадлежит Греции

На́ксос остров в Эгейском море, принадлежит Греции. Входит в группу островов Киклады . Самый большой остров архипелага. Площадь острова 428 км². Население 18188 человек (2001). Наксос был одним из центров культа Диониса (Вакха) (Овидий, Метаморфозы, 3:690). Известен тиран Лигдамид (VI в. до н. э.) поставленный у власти афинским тираном Писистратом и свергнутый после его смерти. Лигдамид тиран Наксоса во второй половине VI века до н. э.
Принадлежал к наксосской аристократии и при этом был вождем народной партии, противостоявшей олигархии. Около 546 до н. э. присоединился к Писистрату, которому помог деньгами и людьми при установлении третьей тирании. Возможно, как и Писистрат, был в это время изгнанником. После битвы при Паллениде и установления тирании Писистрат организовал морскую экспедицию, подчинил Наксос и передал власть на нем Лигдамиду, оставив у него сыновей своих афинских противников, взятых в заложники. Около 538 до н. э. Лигдамид содействовал установлению тирании Поликрата на Самосе. Неизвестно, участвовал ли в этом предприятии Писистрат, но исследователи считают это возможным, так как у Афин и Самоса был общий враг Митилена. Как и его коллеги Писистрат и Поликрат, Лигдамид имел тесные связи со святилищем Аполлона на Делосе. О его правлении известно, что он захватил земли бежавших аристократов, и хотел их продать, однако, покупателей на острове было мало и они предлагали слишком низкую цену, потому тиран продал земли тем, у кого их конфисковал, и эти люди, находившиеся в изгнании, могли, таким образом, владеть землей на Наксосе. На основании одного сообщения Плутарха предполагается, что Лигдамид был свергнут спартанцами и коринфянами во время Самосской экспедиции против Поликрата, однако, достоверность слов Плутарха вызывает сомнения. По другому предположению, тиран мог быть свергнут около 517—515 до н. э., времени, на которое, согласно хронике Евсевия , приходится талассократия Спарты в Эгеиде . Это мнение также оспаривается, поскольку большинство исследователей вообще не верят в спартанскую талассократию. У Плутарха сохранился анекдот, согласно которому. Л. Г. Печатнова предполагает, что этим все и ограничилось, спартанцы на словах подтвердили своё неприятие тирании, а Лигдамид так и остался у власти, и когда и кем он был свергнут, неизвестно. По сообщению Геродота , в начале V века до н. э. на острове снова правили олигархи. Герцогство Архипелага или Герцогство Наксосское (1207—1579) герцогство, образованное Венецианской республикой после 4-го крестового похода на островах Эгейского моря. Являлось вассалом Латинской империи . Первым герцогом и основателем стал Марко Санудо . Острова Эгейского моря, населённые в основном православными греками, традиционно являлись владением Византии . После её значительного ослабления в конце XI века, итальянские республики и города-государства ( Венеция , Генуя , Пиза ) уделяют всё большее внимание контролю за торговлей в империи, в том числе и за стратегически важными островами. В 1204 году , когда крестоносцы захватывают Константинополь, у венецианцев появляется реальная возможность заполучить острова. Воспользовавшись этим, Венецианская республика в 1207 году включает острова в состав вассального герцогства под контролем своей талассократической республики. Сама Венеция напрямую контролирует и другие крупные греческие острова ( Эвбея , Кипр, Крит с более мелкими островами). По сравнению с собственно венецианскими территориями, власть Венеции над Наксосским герцогством была несколько менее ощутима из-за разбросанности архипелага, а её политика по внедрению католичества соответственно менее планомерной. Хотя венецианская феодальная система была практически идентична византийской, попытки внедрить католичество вызывают протест среди местного греческого крестьянства, сохраняющего православие . На острове Наксос вспыхивает восстание, повстанцы укрываются в крепости Апалирос (Апалире), где они сдаются после 6-недельной осады венецианцами. При этом финансовую помощь повстанцам оказывает Генуя, стремившаяся ослабить своего главного конкурента в регионе Венецию. По мере раздачи или продажи земли венецианским подданным, формальное герцогство дробится на несколько более мелких фамильных владений. На островах также формируется своеобразная система социально-этнических отношений, при которых небольшая группа итальянцев католического вероисповедания проживает в главном посёлке острова, а зависимые греческие крестьяне проживают в сельской местности. Из-за резкого сокращения греческого населения в годы войн и эпидемий, венецианцы, а затем и турки привлекают сюда группы албанских поселенцев ( арнауты), осевших на острове Андрос. Османская империя постепенно аннексирует острова в XVI—XVIII веках, однако известно что семья Гоццадини из Болоньи удерживала остров Сифнос до 1617 года , а остров Тинос контролировался Венецией до 1714 года . В ходе венецианско-турецких столкновений, местные греки как правило сотрудничали с турками, которые предоставляли большую автономию православной церкви на землях, отнятых у Византийской империи. На острове находится крупнейшее в мире месторождение наждака, а также месторождения мрамора. Развита добывающая и перерабатывающая промышленность на основе месторождений. Хорошие позиции имеет на острове сельское хозяйство: плодородные и орошаемые почвы благоприятствуют выращиванию традиционных культур. Рыболовство осуществляется в целях удовлетворения внутренних потребностей острова. Туризм в последнее время является приоритетным направлением развития острова. Паром совершает свои рейсы из Пирея и Рафины ежедневно. Время в пути из Пирея 4-5 часов. Воздушные рейсы из Афин шесть раз в неделю выполняются авиакомпанией Olympic Air . Время полета 35-45 минут. Портира или Портара. Развалины недостроенного храма Аполлона на островке Палатия, соединённого дамбой с портом. Врата выполнены из мрамора. Наксос или Хора. Столица острова, располагается амфитеатром над портом. Над городом возвышается крепость Кастро, построенная венецианским купцом герцогом Наксоским Марко Санудо . Также в квартале обосновалась католическая община, остались средневековые постройки, зачастую с гербами владельцев. Селение Апиратос (Апиранф). Башни в Халки. Пейзажи Корониды и Аполлонаса. Коронида высокогорное селение. Открывается прекрасный вид на море. В Аполлонасе находится красивый песчаный залив. Статуи. Две незаконченных лежащих исполинских мраморных статуи (куроса) в Апполонасе и Меланесе. В Апполанасе статуя посвящена Дионису (Вакху), высота фигуры 10,5 метров. Статуя лежит в мраморном карьере. В Меланесе статуя посвящена Флерио или Аполлону. Археологический музей в Наксосе. Располагается в венецианской постройке XVII века. В музее представлены экспонаты с эпохи неолита до ранних христианских времен. Храм Святой Кирьяки (Апирантос) , храм эпохи иконоборчества , построен в IX веке н.э. Храм Святой Кирьяки ( греч. Ναός Αγίας Κυριακής) греческий православный храм, расположенный у села Апирантос на острове Наксос . Один из 11 храмов Наксоса эпохи иконоборчества и один из самых важных византийских храмов этого острова. Храм Святой Кирьяки расположен в местности Каллони, в трёх километрах от села Апирантос. Строительство церкви датируется IX веком н.э. Церковь является ценным свидетельством эпохи иконоборчества, теологичекого и политического столкновения, в отношении почитания икон, пострясшего Византийскую империю в VIII и IX веках. Будучи построена в эпоху иконоборчества, росписи церкви являются характерным образцом церковной живописи той эпохи. Росписи включают в себя кресты, геометрические и растительные темы, а также уникальные росписи птиц. Часть искусствоведов находит в изображении птиц с лентами на шее персидское сасанидское влияние. Согласно иконографическим критериям, церковь датируется эпохой императора Феофила (829-842), когда по его приказу удалялись из церквй божьи образы и вместо них расписывались звери и птицы. Сохраняется также значительно более поздняя фаза росписи XIII века, представленная в часовне изображением молитвы. К этой же эпохе относится каменный иконостас. Попытка сохранения церкви как уникального памятника началась в 1993 году обществами J.-G. Eynard ( Эйнар, Жан Габриэль) из Женевы и обществом греко-швейцарской дружбы (Amitiés gréco-suisses) из Лозанны, которые предприняли первые шаги для финансирования реставрации памятника. Инициатива была продолжена в 2005 году швейцарской Ассоциацией Агиа Кирьяки (Association Hagia Kyriaki, Naxos), которая в тесном сотрудничестве с Советом архитектурного наследства Греческого общества окружающей среды и культуры, существенным образом повлияла на привлечение финансов для целей реставрации. Многолетние попытки этих двух обществ оказались успешными и в период 2013-13 были произведены работы по статическому обеспечению и водонепроницаемости, под наблюдением 2-й Эфории Византийских древностей. В период 2015-2016, Эфория древностей Кикладских островов реставрировала уникальные росписи храма, используя финансы министерства культуры и этих двух обществ. Вклад в финасирование реставрационных работ внесли также Фонд Костопулоса (Ίδρυμα Ι. Φ. Κωστοπούλου), Фонд Левендиса (Ιδρύμα Α. Γ. Λεβέντη), и Марина и Афанасий Мартинос. Работы продолжаются, также как и сбор финансов для их продолжения.
Πηγή: https://ru.m.wikipedia.org/wiki/Храм_Святой_Кирьяки_(Апирантос)

https://ru.m.wikipedia.org/wiki/Наксос

https://ru.m.wikipedia.org/wiki/Лигдамид_Наксосский

https://ru.m.wikipedia.org/wiki/Писистрат

https://ru.m.wikipedia.org/wiki/Наксосское_герцогство

Leo of Tripoli and Damian of Tarsus : The Byzantine Greek admirals of the Arab fleets in the Mediterranean

Leo of Tripoli (Λέων ὸ Τριπολίτης), known in Arabic as Rashīq al-Wardāmī and Ghulām Zurāfa was a Greek renegade and fleet commander for the Abbasid Caliphate in the early tenth century. He is most notable for his sack of Thessalonica , the Byzantine Empire's second city, in 904. Nothing is known of Leo's early life except that he was born in or near Attaleia , the capital of the maritime Cibyrrhaeot Theme , and was captured in an Arab raid and brought to Tripoli. In captivity, he converted to Islam, and entered the service of his captors as a seaman and commander. In Arabic sources he is called Lāwī Abū'l-Ḥāriṭ and given the sobriquet ghulām Zurāfa, "servant/page of Zurafa", probably reflecting the name of his first Muslim master. He is also referred to as Rashīq al-Wardāmī . Alexander Vasiliev interpreted the element Wardāmī in his second Arabic name to mean that Leo was a Mardaite.  The details of Leo's early career in the Muslim fleets are unknown, but he seems to have risen quickly: the historian Mas'udi , who met him in person, regarded him as one of the best navigators of his time. In the Arabic sources, he appears with the generic titles of commander ( qā’id ) or admiral (amīr al-baḥr), as well as governor (ṣāḥib) of Tripoli, and deputy governor (nā’ib) of Tarsus. Both of the latter cities were major Muslim naval centres in the late 9th century, and due to their proximity to the Byzantine Empire functioned as staging areas for the Muslim naval raids. In early 904, along with another Greek renegade, Damian of Tarsus , Leo participated in the Abbasid campaign that wrested Egypt from the Tulunids and restored it to Abbasid control. Leo and Damian would frequently co-operate in the next decade in their attacks on the Byzantine Empire. In the summer of 904, Leo was at the head of a major Abbasid naval expedition of 54 vessels from the Syrian and Egyptian fleets, whose initial target reportedly was Constantinople itself. The Arab fleet penetrated the Dardanelles and sacked Abydos , as the Byzantine navy under the droungarios Eustathios Argyros was reluctant to confront them. Emperor Leo VI the Wise replaced Argyros with the more energetic Himerios , but Leo of Tripoli forestalled the Byzantines, turning back west and heading for the Empire's second city, Thessalonica , which he sacked after a three-day siege on 31 July 904. The sack of the city brought the Muslim fleet enormous booty and many captives who were taken to be sold as slaves, including the eyewitness John Kaminiates , who wrote the main account of the city's siege and fall. The Sack of Thessalonica in 904 by Saracen pirates was one of the worst disasters to befall the Byzantine Empire in the 10th century. A Muslim fleet, led by the renegade Leo of Tripoli, and with the imperial capital of Constantinople as its initial target, sailed from Syria. The Muslims were deterred from attacking Constantinople, and instead turned to Thessalonica, totally surprising the Byzantines, whose navy was unable to react in time. The city walls, especially towards the sea, were in disrepair, while the city's two commanders issued conflicting orders. After a short siege, the Saracens were able to storm the seaward walls, overcome the Thessalonians' resistance and take the city on 29 July. The sacking continued for a full week, before the raiders departed for their bases in the Levant , having freed 4,000 Muslim prisoners while capturing 60 ships, and gaining a large loot and 22,000 captives, mostly young people. In the event, most of the captives, including John Kaminiates , who chronicled the sack, were ransomed by the Empire and exchanged for Muslim captives. Arab sources, confusing Thessalonica with Attaleia, erroneously report that Leo sacked the latter city. It is unknown if Leo was the head of the Arab fleet defeated by Himerios on St. Thomas' Day (6 October, probably in 906), but along with Damian of Tarsus he was in command of the Arab fleet that scored a major victory over Himerios in April 912 off Chios , while he was returning from a fruitless attempt to reconquer the Emirate of Crete. Finally, in 921/2, the imperial navy under the patrikios and droungarios John Rhadenos defeated Leo's fleet off Lemnos. Most of the Arab fleet was destroyed and Leo himself barely escaped. He disappears from the sources after this event. Damian (died 924), known in Arabic as Damyanah and surnamed Ghulam Yazman (" slave/page of Yazman"), was a Byzantine Greek convert to Islam , governor of Tarsus in 896–897 and one of the main leaders of naval raids against the Byzantine Empire in the early 10th century. Damian was a convert servant of the eunuch governor of Tarsus Yazman al-Khadim (died 891), who had recognized the overlordship of the Tulunids of Egypt under Ibn Tulun 's son Khumarawaih . In October 896, Damian was named governor of Tarsus by the then-governor Ahmad ibn Tughan. Yusuf al-Baghmardi was his deputy and commander of the military forces of the region. Damian and al-Baghmardi, however, were ousted from Tarsus in March/April 897 by a revolt of the pro- Abbasid faction of the city under Raghib, a former mawla of al-Muwaffaq. In 900, al-Tabari reports that Damian urged the Caliph al-Mu'tadid to burn the fleet of Tarsus, of over 50 large ships, as a revenge for his ouster three years before, a fact which greatly debilitated Muslim naval power. Nevertheless, it was as an admiral that Damian most distinguished himself. In 896 or more likely in 901, he sacked and plundered the port of Demetrias in Greece. Damian then participated in Muhammad ibn Sulayman al-Katib's campaign in winter 904–905 that wrested Egypt from the Tulunids and restored it to Abbasid control; he led a fleet up the river Nile, raided its coasts, and prevented supplies for the Tulunid forces from being ferried over it. In 911, he attacked Cyprus , which since the 7th century had been a neutralized Arab-Byzantine condominium , and ravaged it for four months because its inhabitants had assisted a Byzantine fleet under admiral Himerios in attacking the Caliphate's coasts the year before. Finally, in October 912, along with the fellow-renegade Leo of Tripoli, he scored a decisive victory over Himerios off the island of Chios . In the summer of the same year, he is mentioned as accompanying the governor of the Cilician thughur , Rustam ibn Baradu, in an attack against the Byzantine frontier province of Lykandos and its Armenian governor Melias . Melias was besieged in his fortress, but the Arabs failed to take it. Damian died in 924 while leading an attack against the Byzantine fortress of Strobilos in the Cibyrrhaeot Theme . His death, along with the probable death of Leo of Tripoli the year before, brought the era of Muslim naval superiority and of constant raids against the Byzantine coasts to an end. Strobilos, modern Aspat or Çıfıt Kalesı , is a Byzantine-era fortress on the south-western Anatolian coast, across from the island of Kos and near modern Bodrum in Turkey . It is first mentioned in 724, making it one of the few known Anatolian localities to be established during the early Middle Ages and hence, according to researcher Clive Foss, "should reveal the appearance of a distinctively Byzantine site". It is best known as a place of exile, as well as an important fortress and naval base of the Cibyrrhaeot Theme , which was twice attacked by the Arabs , in 924 and 1035. The existence of a monastery on the site is also attested in the 11th century. The Cibyrrhaeot Theme , more properly the Theme of the Cibyrrhaeots was a Byzantine theme encompassing the southern coast of Asia Minor from the early 8th to the late 12th centuries. As the Byzantine Empire's first and most important naval theme, it served chiefly to provide ships and troops for the Byzantine navy. The Cibyrrhaeots (Κιβυρραιῶται, "men of Cibyrrha") derive their name from the city of Cibyrrha (it is unclear whether this is Cibyrrha the Great in Caria or Cibyrrha the Lesser in Pamphylia ). The command first appears in the expedition against Carthage in 698, when a "droungarios of the Cibyrrhaeots" is attested as commanding the men from Korykos: Apsimar, who at the head of a fleet revolt became emperor as Tiberios III (r. 698–705). At the time, the Cibyrrhaeots were subordinate to the great naval corps of the Karabisianoi. After the Karabisianoi were disbanded (the exact date is disputed between ca. 719/720 and ca. 727), the Cibyrrhaeots were constituted as a regular theme, with its governing strategos first attested in 731/732. Until the 9th century, when the themes of the Aegean Sea and Samos were elevated from droungarios -level commands, the Cibyrrhaeot Theme was the only dedicated naval theme of the Empire. The theme comprised the southern coast of Asia Minor (modern Turkey ), from south of Miletus (which belonged to the Thracesian Theme ) to the confines of the Arab borderlands in Cilicia , including the old Roman provinces of Caria , Lycia, Pamphylia and parts of Isauria , as well as the modern Dodecanese. Its geographical position made it the "front-line" theme facing the attacks of the Muslim fleets of the Levant and Egypt , and consequently the Cibyrrhaeots played a major role in the naval aspect of the Byzantine–Arab Wars. The land, which was known for its fertility, suffered from the frequent and devastating Arab raids, which largely depopulated the countryside except for the fortified cities and naval bases. The seat of the strategos was most probably Attaleia. He drew an annual salary of 10 pounds of gold, and his overall rank in the imperial hierarchy was relatively low, but still senior to any other naval commander: twenty-fifth in the Taktikon Uspensky of 842/843, dropping to fifty-fifth in the Escorial Taktikon of 971–975. Like its other counterparts, the Cibyrrhaeot Theme was divided into droungoi and tourmai, and possessed the full array of typical thematic administrative positions. Among the most important subordinates of the strategos were the imperial ek prosopou at Syllaion, the droungarioi of Attaleia and Kos and the katepano who commanded the theme's Mardaites. These were the descendants of several thousand people transplanted from the area of Lebanon and settled there by Emperor Justinian II (r. 685–695 and 705–711) in the 680s to provide crews and marines for the fleet. In the early 9th century, the thematic fleet of the Cibyrrhaeots comprised 70 ships; and in the Cretan expedition of 911, the Cibyrrhaeot theme sent 31 warships 15 large dromons and 16 middle-sized pamphyloi with 6,000 oarsmen and 760 marines. Around the mid-11th century, as the Muslim naval threat subsided, the Byzantine provincial fleets began a precipitate decline.
Πηγή: https://en.m.wikipedia.org/wiki/Cibyrrhaeot_Theme

https://en.m.wikipedia.org/wiki/Strobilos

https://en.m.wikipedia.org/wiki/Damian_of_Tarsus

https://en.m.wikipedia.org/wiki/Leo_of_Tripoli

https://en.m.wikipedia.org/wiki/Sack_of_Thessalonica_(904)

Η ιστορία των Κυκλάδων : Απο την Τουρκοκρατία εως την απελευθέρωση και την σύχρονη εποχή

Το 1566 οι Κυκλάδες καταλαμβάνονται από τους Τούρκους. Ο σουλτάνος Σελίμ Β’ τα δώρισε αρχικά στον Εβραίο Μιχαήλ Ναζή και μετά τον θάνατο του τελευταίου προσαρτήθηκαν στην Οθωμανική Αυτοκρατορία. Κάθε νησί αποτελούσε τότε μια μικρή αυτόνομη κοινότητα με άρχοντες τους Επιτρόπους που είχαν εξουσία δικαστική, εισέπρατταν τους φόρους κ.λ.π. Πολλά νησιά τότε άρχισαν να πλουτίζουν από την ναυτιλία και το εμπόριο και να ευημερούν. Τα προνόμια των Κυκλάδων και των Δωδεκανήσων. Σχετικά με την επί τουρκοκρατίας αυτοδιοίκηση στα νησιά του Αιγαίου ενδιαφέροντα στοιχεία έμμεσα όμως μας δίνουν οι σωζόμενοι σουλτανικοί προνομιακοί ορισμοί (αχτναμέδες). Τα παραχωρούμενα μάλιστα προνόμια (απαγόρευση του παιδομαζώματος, άδεια επισκευής των καταστραμμένων εκκλησιών, αναγνώριση των προηγούμενων συμβολαιογραφικών πράξεων και διαιτησιών κ. λ.) ενισχύουν την γνώμη για την ύπαρξη μιας οργανωμένης κοινωνικής ζωής και κυρίως μιας κοινοτικής αρχής των Ελλήνων επί φραγκοκρατίας, ή οποία ενδιαφέρθηκε και προσπάθησε να εξασφαλίση για τούς νησιώτες όσο το δυνατόν περισσότερες ελευθερίες και προνόμια. Βασικοί είναι οι αχτναμέδες της Χίου, οι οποίοι υπήρξαν υπόδειγμα των άλλων πού εκδόθηκαν αργότερα για τα άλλα νησιά των Κυκλάδων. Οι τελευταίοι αυτοί αχτναμέδες δημοσιεύονται στα χρόνια των σουλτάνων Μουράτ Γ’ (1574 - 1595) στα 1580 και Ιμπραήμ (1640 - 1648) στα 1646, οι οποίοι ανανεώνουν τα προνόμια της Νάξου, Άνδρου, Μήλου, Πάρου, Σαντορίνης, Σύρου και Σίφνου. Τα νησιά αυτά είχαν διοικηθή ως τα 1566 από ένα χριστιανό μπέη (εννοείται ό τελευταίος δούκας Ιάκωβος Δ’ Κρίσπος). Έπειτα όμως διορίστηκε από τον σουλτάνο ένας Εβραίος μπέης, ό Ιωσήφ Νάζης, ό οποίος τούς διοίκησε σύμφωνα με τα έθιμά τους. Μετά τον θάνατό του ό σουλτάνος καθόρισε να διοικούνται σύμφωνα με τις διατάξεις του αχτναμέ των Χιωτών. Ανάμεσα στα διάφορα άρθρα του αχτναμέ του Μουράτ Γ’ (1574 - 1595) αξίζει να μνημονευθούν τα εξής. Οι κάτοικοι θα δίνουν τα «κεφαλοχάρατζα», όπως και στο παρελθόν, θα είναι ελεύθεροι «από καπέντα και αβαρίζι και από άλλες αγγαρείες», θα επισκευάζουν τις εκκλησίες τους, θα πληρώνουν το δέκατο των αμπελιών, περιβολιών και χωραφιών. Τα πράγματα και τα κτήματα αυτών και των κληρονόμων τους κανείς, ούτε μπέης ούτε καδής, δεν θα έχη το δικαίωμα να τα παίρνει ούτε και να τούς ενοχλή. Αναγνωρίζεται ή ατέλεια στο μετάξι, κρασί και άλλα τρόφιμα, ή ισχύς των παλιών «συνηθειών» και ή εκδίκαση των διαφορών τους σύμφωνα μ’ αυτές. Δεν θα εμποδίζεται όμως κανείς, αν θέλη να προστρέξη στην Τουρκική δικαιοσύνη ή αν θέλη να γίνη μουσουλμάνος. Επίσης είναι ελεύθεροι να κυκλοφορούν την νύχτα όσοι πηγαίνουν στις δουλειές τους κρατώντας δαδιά ή φανάρια. «Και εκείνοι όπού μαζώνουν τες αγγαρείες πηγαίνοντας εις τον δρόμον των να μην παίρνουν περισσότερον από ό,τι διορίζει ή ευγενική δικαιοσύνη και ό κανόνας και δυναστικώς να μην παίρνουν δωριανά την ζωοτροφή τους ούτε το άλογόν τους κ. λ.». Ας σημειωθή επίσης ότι οι τυχόν παραπονούμενοι εναντίον του σαντζάκ μπέη ή του καδή ή των ανθρώπων τους δεν πρέπει να εμποδίζωνται, αν θέλουν να ταξιδέψουν και να προσφύγουν στην Υψηλή Πύλη. Τα κοινά των νησιών τα διαχειρίζονται δύο, τρεις ή τέσσερες άρχοντες, οι επίτροποι ή αλλιώς σύνδικοι, οι πιο ευϋπόληπτοι και πλούσιοι κάτοικοι. Αυτοί κατανέμουν και συλλέγουν τούς φόρους και τούς κρατούν για τον καπουδάν πασά, συγκροτούν τα κοινοτικά κριτήρια και απονέμουν την δικαιοσύνη, στηριζόμενοι είτε στις Ασσίζες, πού εξακολουθούν να ισχύουν για ένα μικρό χρονικό διάστημα και μετά την κατάλυση τής φραγκοκρατίας, είτε συνηθέστερα, στο πανάρχαιο εθιμικό δίκαιο, πού υφίστατο στα νησιά πριν από την φραγκική κατάκτηση. Σύμφωνοι με αυτό, ή διευθέτηση των διαφορών των κατοίκων γινόταν με διαιτησία, πού την αναλάμβαναν έντιμοι πολίτες από κοινού παραδεκτοί. Συνηθισμένες ποινές ήταν οι χρηματικές και σπάνιες - για σοβαρά αδικήματα - οι ραβδισμοί στις πατούσες με όργανο τον φάλαγγα, ό εκτοπισμός, ισόβιος ή πρόσκαιρος, και τέλος ή δήμευση τής περιουσίας. Η θητεία των επιτρόπων είναι συνήθως ενιαύσια και στο τέλος δίνουν λόγο των πράξεών τους. Εκλέγονται διά βοής σε γενική συνέλευση κληρικών και προκρίτων ή σπάνια του λαού, αφού συνήθως προηγηθή συνεννόηση των δύο πρώτων τάξεων για την ανάδειξη των κατάλληλων προσώπων. Ο λαός μπορεί να εγκρίνη την παραμονή των παλιών αρχόντων στο αξίωμα ή προτείνει νέους για το επόμενο έτος. Οι τρεις ή τέσσερες άρχοντες πού διαχειρίζονταν τα κοινά συγκαλούσαν σε κάποιο τόπο την συνέλευση, συζητούσαν τα θέματα πού τούς ενδιέφεραν και τις αποφάσεις τους τις διακοίνωναν στον βοεβόδα (αγά) Κεχαγιά του και στον καδή ή στον ένα από τούς δύο, αν το θέμα υπαγόταν μόνο στην δική του αρμοδιότητα. Εκτός από τούς επιτρόπους, πού έδρευαν στην πρωτεύουσα των νησιών, υπήρχε συνήθως σε κάθε χωριό και ένας άρχοντας πού διοικούσε δικτατορικά. Υπήρχε ακόμη και ή αρχή του «δημοσίου νοταρίου» (nodar publico) ή καγκελλαρίου (καντζιλλιέρη ή κατζιλιέρη),ή οποία ανάγεται, όπως και των επιτρόπων στα χρόνια τής φραγκοκρατίας. Ο καγκελλάριος ήταν τότε ό γραμματέας του ηγεμόνα ή γενικά τής αρχής. Στην Χίο, καθώς και στην Νάξο, έδρα του ομώνυμου δουκάτου, λειτούργησε κατά την διάρκεια τής φραγκοκρατίας και στις αρχές τής τουρκοκρατίας καλά οργανωμένο καγκελλαριακό και νοταριακό σύστημα, όπως μαρτυρούν οι σωζόμενοι ως σήμερα κώδικες και τα έγγραφα. Με την επιβολή όμως των Τούρκων οι ειδικά μορφωμένοι νομικοί άρχισαν να σπανίζουν και τέλος έπαψαν να υπάρχουν. Και επί τουρκοκρατίας ό καντζιλιέρης, πού ήταν υπό τούς επιτρόπους, έκανε κυρίως καθήκοντα γραμματέα. Έκανε όμως και τον συμβολαιογράφο (όπως π.χ. στην Μήλο και στην Κέα), όταν στο νησί δεν υπήρχε ιδιαίτερος νοτάριος από την εποχή τής φραγκοκρατίας. Ο νοτάριος ή νοτάριος ή νοδάρος εκτελούσε καθήκοντα συμβολαιογράφου, υποθηκοφύλακα και ανακριτή. Έτσι και σε έγγραφο τής Νάξου του 1644 μνημονεύεται «φανερός αρχιγραμματεύς και νοτάριος», του 1645 «νοτάριος και καντζελλάριος» κ. λ.. Στην Μύκονο ό κοινοτικός καγκελλάριος υπογράφεται «καθολικός κανσιλιέρης» ή «καντζηλιέρης κοινός», στην Σύρα «κατζιλλιέρης Κοινότητας» ή «φανερός καντζελλέρης» κ. λ.. Η προσθήκη του επιθέτου «φανερός», «καθολικός», «κοινός» κ. λ. σκοπό είχε να ξεχωρίση τούς άρχοντες των κοινών από τούς γραμματικούς των διάφορων κατά τόπους προξενείων. Αλλού πάλι ό καντζιλιέρης αντιπροσώπευε την ανώτατη εξουσία• επομένως ήταν υπεύθυνος απέναντι του σουλτάνου και των αξιωματούχων του. Αυτός π.χ. στην Κύθνο μαζί με τον βοεβόδα ή τον Τούρκο ενοικιαστή των φόρων και με τούς προεστώτες (κληρικούς και λαϊκούς) συγκροτούσαν τις πολιτικές κοινοτικές αρχές, κατένεμαν τούς φόρους, δίκαζαν τις πολιτικές και ποινικές υποθέσεις και γενικά αποφάσιζαν για κάθε ζήτημα πού αφορούσε την κοινότητα. Ο επίτροπος και ό πρωτόγερος (εδώ σημαίνει κλητήρας) εξυπηρετούσαν τις αρχές. Από τα τέλη του 17ου ή αρχές του 18ου αι. το έργο του βοεβόδα (με την έννοια του διοικητή και ενοικιαστή των φόρων) το αναλάμβαναν κυρίως χριστιανοί στα περισσότερα νησιά. Οι καγκελλάριοι κατά κανόνα εκλέγονται με την ψήφο των κατοίκων των νησιών και με τον ίδιο τρόπο, πού ίσχυε και για τούς άλλους κοινοτικούς άρχοντες. Μολαταύτα κατά τόπους και κατά περιόδους παρουσιάζονται διαφορές ως προς τον τρόπο εκλογής, τον χρόνο τής θητείας και τα καθήκοντά τους. Ιδιαίτερο ενδιαφέρον παρουσιάζει ή διερεύνηση των κοινοτικών θεσμών τής Σάμου, γιατί είναι ανάγκη να καθοριστή ποια μορφή παρουσίασε το πολιτικό καθεστώς του νησιού ευθύς μετά τον ανασυνοικισμό του στα 1577. Ή Σάμος γίνεται βακούφι και τα εισοδήματά του πηγαίνουν στο τζαμί του Οικιστή της, στο Κιλίτς Αλή Τζαμισί, πού έκτισε ό ίδιος στον Γαλατά, όπου και θάφτηκε. Το νησί το διοικούσαν οι προεστοί, ένας κατά τόπο, οι οποίοι στην αρχή ασφαλώς θα ήταν πρόσωπα ευνοούμενα του Κιλίτς πασά και του πιλότου Σαρακίνη. Επομένως ή εκλογή τους, έστω και αν γινόταν ελεύθερα, ήταν αποτέλεσμα ψυχολογικής βίας. Έτσι στο αξίωμα αυτό ανέβαιναν συνήθως τυχοδιωκτικοί τύποι, οι οποίοι δεν δίσταζαν να κολακεύουν τούς Τούρκους, για να εξυπηρετούν Προσωπικά συμφέροντα, και να κατασκοπεύουν ακόμη και να καταδίδουν τις κινήσεις ή ελεύθερες εκφράσεις των συμπατριωτών τους. Επομένως οι προεστώτες από τις αρχές κιόλας υπήρξαν όργανα των Τούρκων και ή δουλική τους αυτή στάση έγινε για πολλά χρόνια παράδοση. Αυτοί με τούς εκπροσώπους των τουρκικών αρχών, με τον καδή (3 - 4 οικογένειες) και με τον αγά με 10 - 12 Τούρκους πού έδρευαν στην Μεγάλη Χώρα, κρατούσαν τούς κατοίκους στην φτώχεια και στην αμάθεια. Σε κάθε τόπο των νησιών, όπου εκλέγονται άρχοντες, υπάρχει και συγκαλείται κατά καιρούς, ανάλογα με τις περιστάσεις, συνέλευση των κατοίκων, για να εκλέξη τούς νέους άρχοντες, να συζητήση σπουδαία προβλήματα, όπως π.χ. το ζήτημα του φόρου κ. λ.. Σε ορισμένα μάλιστα νησιά, όπως π.χ. στην Θάσο και στην Σάμο, εκτός από τις τοπικές συνελεύσεις, καλείται κατά καιρούς και ή γενική συνέλευση για ζητήματα πού ενδιαφέρουν όλο το νησί, προ πάντων όταν πρόκειται να έλθη ό αξιωματικός ό εντεταλμένος με την είσπραξη του χαρατσιού. Αντιπρόσωποι τής Τουρκικής εξουσίας σε κάθε νησί ήταν ό καδής και ό μπέης ή ό αγάς. Ο πρώτος εκπροσωπεί την δικαστική εξουσία, ενώ ό δεύτερος φροντίζει για την εκτέλεση των αποφάσεων και απαιτεί την καταβολή των ποικίλων φόρων πού είναι υποχρεωμένοι να πληρώνουν οι νησιώτες. Ο αγάς όμως ή ό καδής στα νησιά αντί για το δέκατο τούς έπαιρνε το πέμπτο των προϊόντων γενικά κατά την εκδίκαση των υποθέσεων τούς καταπίεζε τόσο μαζί με τούς άρχοντες, ώστε οι Ναξιώτες π.χ. προτιμούσαν να πληρώνουν κάθε χρόνο στον σουλτάνο 16 - 20.000 χρυσά νομίσματα, για να κάνουν την συγκομιδή των προϊόντων τους ελεύθερα και να μην έχουν αγά. Στα 1710 οι κάτοικοι τής Μυκόνου διώχνουν τον καδή απογοητευμένοι από τις αδικίες του. Η παραμονή του καδή ή του αγά στα μικρά νησιά είναι επικίνδυνη, γιατί συχνά συλλαμβάνονται από πειρατές. Γι’ αυτό και δεν παρουσιάζονται πολλοί υποψήφιοι για τα αξιώματα αυτά. Αποτέλεσμα: ή τουρκική εξουσία στα νησιά γίνεται τυπική και ουσιαστικά εξαφανίζεται. Έτσι δίδεται στους κατοίκους ή ευκαιρία ν’ αναπτύξουν τα κοινοτικά τους θέσμια. Τώρα κινούνται και ενεργούν για τα ζητήματά τους με περισσότερη άνεση. Αυτός είναι ό κύριος λόγος πού από τον 17° αι. και εξής οι κοινοτικές αρχές παρουσιάζουν μεγαλύτερη δραστηριότητα και τάση προς οργάνωση. Στην εποχή αυτή (26 Οκτωβρίου 1649) ανάγεται και ό αρχαιότερος σωζόμενος καταστατικός χάρτης του «Κοινού των Μυκονίων». Εκατόν πενήντα χρόνια αργότερα, στα 1805, γίνεται ή καταγραφή των νομικών εθίμων τής Νάξου από τούς προεστούς της, ύστερ’ από εντολή του δραγουμάνου του τουρκικού στόλου Βαν. Μουρούζη. Με τον ρωσοτουρκικό πόλεμο του  1770, παρακινημένα από την Αικατερίνη Β’ και τον Ορλώφ, πολλά νησιά ξεσηκώθηκαν. Η ρωσοτουρκική συνθήκη του Κιουτσούκ Καϊναρτζή (1774) εξασφάλισε πολλά προνόμια για την ναυτιλία και το εμπόριο των νησιωτών, που σιγά σιγά πλούτισαν τόσο, ώστε να βοηθήσουν αποτελεσματικά με χρήματα και πλοία τον αγώνα για την απελευθέρωση του Έθνους, που ξέσπασε το 1821. Στα τέλη του Ιουλίου 1769 άρχισε η αποστολή της πρώτης ρωσικής ναυτικής μοίρας στο Αιγαίο , με διοικητή τον ναύαρχο Γκριγκόρι Σπιρίντοφ και τον Άγγλο αξιωματικό Γκρέιγ , ο οποίος υπηρετούσε το ρωσικό ναυτικό. Χρέη τοποτηρητή του στόλου είχε ο Μυκονιάτης πλοίαρχος Αντώνιος Ψαρός . Λίγο αργότερα ξεκίνησε από τη Βαλτική δεύτερη ρωσική μοίρα, με διοικητή τον Σκοτσέζο Έλφινστον και, στις αρχές Ιουνίου, αναχώρησε για το Αιγαίο και τρίτη ρωσική δύναμη, με διοικητή τον Δανό υποναύαρχο Αρφ. Ο Φιόντορ Ορλώφ έσπευσε να συναντήσει το μεγαλύτερο τμήμα του ρωσικού στόλου στην Μαόν της Μινόρκας, απέσπασε ένα πολεμικό και με τρία ακόμη πλοία, τα οποία είχε εξοπλίσει στο Λιβόρνο , έφτασε στις 17 Φεβρουαρίου 1770 στο Οίτυλο της Μάνης και κήρυξε την επανάσταση. Οι επαναστάτες συγκρότησαν αμέσως δύο λεγεώνες (1.450 άνδρες) και την 1 Μαρτίου άρχισε η πολιορκία της Κορώνης. Άλλη επαναστατική δύναμη Μανιατών και Ρώσων κυρίευσε τον Μιστρά, όπου και σχηματίσθηκε ο πρώτος πυρήνας ελληνικής προσωρινής κυβέρνησης με επικεφαλής τον Αντώνιο Ψαρρό. Ύστερα από την επιτυχία αυτή, η εξέγερση γενικεύτηκε σε πολλές επαρχίες της Πελοπονήσσου, αλλά και σε άλλες ελληνικές περιοχές. Οι επιχειρήσεις ωστόσο γρήγορα εξελίχθηκαν σε άγριες λεηλασίες και σφαγές αμάχων και η τελική, κρίσιμη αναμέτρηση των αντιπάλων έληξε με την καταστροφή των ελληνικών στρατευμάτων στην πολιορκία της Τριπολιτσάς (1770), όπου στο μεταξύ είχαν καταφθάσει ισχυρές δυνάμεις Τουρκαλβανών, οι οποίοι κατέπνιξαν την εξέγερση επιδιδόμενοι σε φοβερές σφαγές και λεηλασίες. Την αποτυχία της Τριπολιτσάς αντιστάθμισε για λίγο η κατάληψη του Ναυαρίνου από τους Ρώσους και η άφιξη του Αλεξέι Ορλώφ , αλλά η αποτυχία των επαναστατών στο στενό του Ριζόμυλου, στον Μελίπυργο και κυρίως στην Μεθώνη οδήγησε σε άδοξο τέλος την επιχείρηση των Ορλώφ και των Ελλήνων της Πελοποννήσου, και το Ναυαρίνο εγκαταλείφθηκε στις 26 Μαρτίου 1770. Ο Αλεξέι Ορλώφ και οι συνεργάτες τους δεν μπορούσαν όμως να επιστρέψουν στη Ρωσία χωρίς κάποια εντυπωσιακή νίκη. Άρχισαν λοιπόν τη συστηματική καταδίωξη του τουρκικού στόλου στο Αιγαίο, η οποία κατέληξε στη μεγάλη νικηφόρο για τους Ρώσους ναυμαχία του Τσεσμέ (1770), μεταξύ Χίου και μικρασιατικών παράλιων, η οποία αποτέλεσε μία από τις σοβαρότερες ναυτικές καταστροφές της Οθωμανικής αυτοκρατορίας. Ωστόσο, οι Ορλώφ δεν κατόρθωσαν να περάσουν τα Δαρδανέλια, όπου στο μεταξύ ο βαρόνος Ντε Τοτ και οι Γάλλοι σύμμαχοι των Τούρκων είχαν οργανώσει την άμυνα και είχαν κατασκευάσει ισχυρά οχυρωματικά έργα. Κατόπιν τούτου εγκαταστάθηκαν στο λιμάνι της Νάουσας στην Πάρο, όπου έμειναν άπρακτοι έως την υπογραφή της συνθήκης Κιουτσούκ-Καϊναρτζή (1774),  η οποία αποκαθιστούσε την ειρήνη στο Αιγαίο. Στη δεκαετή επέτειο (1780) σε ανάμνηση της νίκης αυτής κτίσθηκε στο Τσάρσκοε Σελό η περίφημη εκκλησία του Ιωάννη του Βαπτιστή γιατί η νίκη επιτεύχθηκε την ημέρα της γιορτής του και ανεγέρθηκε και ειδική στήλη. Οι Κυκλάδες συμμετείχαν στον επαναστατικό αγώνα με κάθε τρόπο, με μοναδική εξαίρεση τη Σύρο, που εξαιτίας της γαλλικής προστασίας έμεινε τυπικά ουδέτερη, αλλά προσέφερε στον αγώνα πολύ ουσιαστικότερες υπηρεσίες, λειτουργώντας ως κέντρο ασφαλούς υποδοχής προσφύγων και αμάχων. Ως ελεύθερο λιμάνι, ήδη κατά τη διάρκεια της επανάστασης η μικρή Σύρος εξελίχθηκε ραγδαία σε ένα διεθνούς κλίμακας εμπορικό κέντρο, που αποτέλεσε τη βασική πηγή εσόδων για το υπό σύσταση ελληνικό κράτος. H ενίσχυση με στρατό και εφόδια των πολιορκούμενων το 1821 στα φρούρια του Mοριά Οθωμανών μπορούσε να πραγματοποιηθεί τόσο από την ξηρά όσο και από τη θάλασσα . H αντιμετώπιση του δεύτερου ενδεχόμενου προϋπέθετε την κινητοποίηση των πολυάριθμων υδραιικων , σπετσιώτικων και ψαριανών κατά κύριο λόγο πλοίων. O στόλος των τριών νησιών αριθμούσε μερικές εκατοντάδες ελαφρά οπλισμένα μικρά εμπορικά πλοία , που ωστόσο συχνά επιδίδονταν εξίσου αποτελεσματικά και στην πειρατεία. Aν και τα πλοία αυτά δε συνιστούσαν ένα πραγματικά πολεμικό στόλο, η εμπειρία των πληρωμάτων τους και η ευελιξία των μικρών καραβιών στα διάσπαρτα από νησιά και βραχονησίδες νερά του Aιγαίου δε θα μπορούσε να παρεμποδίσει τη δράση του οθωμανικού στόλου . Kατοικημένα σχεδόν αποκλειστικά από ελληνικούς πληθυσμούς , εκτός από τη Pόδο , την Kω και τη Χίο όπου διαβιούσαν και μουσουλμάνοι, τα νησιά του Αιγαίου κήρυξαν σταδιακά την επανάσταση από το πρώτο δεκαήμερο του Aπριλίου και μετά. Eξαίρεση αποτέλεσαν νησιά των Kυκλάδων όπως η Σύρος , η Τήνος και η Νάξος, όπου η πλειονότητα των κατοίκων ήταν καθολικοί . Oι Σπέτσες , τα Ψαρά , η Σάμος και ιδίως η Ύδρα υπήρξαν το κέντρο του επαναστατικού αγώνα στο Αιγαίο, αν και οι τοπικές ηγετικές ομάδες φάνηκαν στις αρχή διστακτικές - κάτι άλλωστε που είχε συμβεί και στην Πελοπόννησο . Στην Ύδρα μάλιστα , το ισχυρότερο ναυτικό κέντρο όπου κυριαρχούσε η οικογένεια Kουντουριώτη , η επανάσταση κηρύχτηκε χάρις στην επιμονή ενός μικρότερης εμβέλειας τοπικού παράγοντα. Πρόκειται για το Φιλικό Αντώνη Οικονόμου, ο οποίος αρχικά ηγήθηκε της επανάστασης σύντομα όμως εξουδετερώθηκε. Στη Σάμο κυριάρχησε η προσωπικότητα του Λυκούργου Λογοθέτη, παλαιού τοπικού άρχοντα και Φιλικού ,ο οποίος επέβαλε την εξουσία του έναντι των άλλων τοπικών παραγόντων. Tους πρώτους μήνες της επανάστασης τα ελληνικά πλοία διέθεταν μια σχετική ελευθερία κίνησης στο Αιγαίο . Ένα τμήμα του οθωμανικού στόλου παρέμενε στο ναύσταθμο της Πόλης , καθώς υπήρχε ο φόβος ενός νέου ρωσο- οθωμανικού πολέμου , ένω ένα άλλο τμήμα βρισκόταν στις ακτές της Hπείρου λαμβάνοντας μέρος στον πόλεμο με τον Αλή-πασά . Έτσι, ο ελληνικός στόλος επιχειρούσε σχεδόν ανενόχλητος επιθέσεις σε μεμονωμένα οθωμανικά πλοία, αρκετά από τα οποία καταλήφθηκαν , ενώ μετείχε στις πολιορκίες των φρουρίων στο Ναυπλίο (με επικεφαλή την περίφημη Λασκαρίνα Μπουμπουλίνα) , στη Μονεμβασιά, στη Nαύπακτο και αλλού . Δεν έλειψαν και πειρατικές ενέργειες σε βάρος ουδέτερων εμπορικών πλοίων καθώς και επιδρομές στα μικρασιατικά παράλια . Στην πραγματικότητα , την εποχή εκείνη δεν υπήρχε συγκροτημένος ελληνικός στόλος που ακολουθούσε κάποιο οργανωμένο σχέδιο , αλλά σύμπραξη πληρωμάτων ενόψει κάποιας επιχείρησης . Έτσι, όταν τμήματα του οθωμανικού στόλου επιχείρησαν έξοδο από τα Δαρδανέλια με στόχο τον ανεφοδιασμό των πολιορκούμενων φρουρίων της Πελοποννήσου και τη μεταφορά στρατευμάτων , φάνηκε ότι δύσκολα τα ελληνικά πλοία μπορούσαν να βάλουν με επιτυχία ενάντια στα οθωμανικά . Δεν έλειψαν βέβαια μεμονωμένες επιτυχίες που στηρίχτηκαν στον ηρωϊσμό ανθρώπων αλλά και σε μια πολεμική τακτική που υιοθετήθηκε και έμελε να χαρακτηρίσει σε μεγάλο βαθμό τις πολεμικές ενέργειες στο θαλάσσιο χώρο. Αναφερόμαστε στα πυρπολικά , ειδικά διαμορφωμένα πλοιάρια φορτωμένα με εύφλεκτες ύλες και εκρηκτικά , τα οποία προσκολλιόνταν στα οθωμανικά πλοία , αναφλέγονταν και βυθίζονταν μαζί τους. O φόβος των Οθωμανών από τη δράση των πυρπολητών περιόριζε τις κινήσεις του στόλου τους. Tο πρώτο αυτό διάστημα φαίνεται ότι και οι δυο πλευρές προσπαθούσαν να αποφύγουν τις συγκρούσεις, εξέλιξη που ασφαλώς ευνοούσε την εξάπλωση της επανάστασης τόσο στον ηπειρωτικό όσο και στο νησιωτικό χώρο. Η Μαντώ Μαυρογένους (Τεργέστη 1796 ή 1797 - Πάρος , Ιούλιος 1848) ήταν αγωνίστρια της Ελληνικής Επανάστασης Καταγόταν από ελληνική οικογένεια της Ρουμανίας , η οποία έφυγε κρυφά για την Ιταλία. Η μητέρα της, Ζαχαράτη Μπάτη, ήταν γεννημένη στη Μύκονο. Εγκαταστάθηκαν στην Τεργέστη και εκεί ο πατέρας της Νικόλαος ασχολήθηκε με το εμπόριο. Ένας εκ των προπατόρων, ο μεγάλος γιατι θείος του πατέρα της, Νικόλαος Μαυρογένης, ήταν δραγουμάνος του Οθωμανικού στόλου και
ηγεμόνας της Βλαχίας . Με την έναρξη της Επανάστασης η Μαντώ πήγε στην
Μύκονο και ξεσήκωσε τους κατοίκους εναντίον των Τούρκων. Με πλοία εξοπλισμένα με δικά της έξοδα, καταδίωξε τους πειρατές που λυμαίνονταν τις Κυκλάδες και αργότερα πολέμησε στο Πήλιο , στη Φθιώτιδα και στη Λιβαδειά. Κάτοχος της γαλλικής γλώσσας , συνέταξε συγκινητική έκκληση προς τις γυναίκες της Γαλλίας, ζητώντας τη συμπαράστασή τους στον πληθυσμό της Ελλάδας. Για τον Αγώνα διέθεσε όλη της την περιουσία. Για τη δραστηριότητά της, συνολικά, ο Ιωάννης Καποδίστριας της απένειμε -τιμή μοναδική σε γυναίκα- το αξίωμα του επίτιμου αντιστράτηγου και της παραχώρησε κεντρικό σπίτι στο Ναύπλιο . Επίσης εκτός από τη Γαλλική, μιλούσε άπταιστα την Ιταλική αλλά και την Τουρκική. Η επίσημη ανακήρυξή του θα βρει τις Κυκλάδες εντός των στενών ορίων του, με τη Σύρο υποψήφια για πρωτεύουσα. Αν και προκρίθηκε η Αθήνα, η Σύρος προχώρησε σε ακόμα μεγαλύτερη ανάπτυξη, εξελίχθηκε σε ένα από τα σημαντικότερα εμποροβιομηχανικά κέντρα της Ελλάδας, έδρα ναυπηγείων και βιομηχανιών, και η Ερμούπολη αναδείχτηκε στο πρώτο (και ίσως μοναδικό έκτοτε) ευρωπαΐζον αστικό κέντρο του ελεύθερου ελληνισμού. Μόνο η διάνοιξη της διώρυγας της Κορίνθου (1896) μετέθεσε δυτικότερα, προς τον Πειραιά, το «σταυροδρόμι της ανατολικής Μεσογείου». Αλλά η Σύρος είχε αντιδράσει έγκαιρα με τη στροφή προς τη βιομηχανία. Ορισμένα νησιά των Κυκλάδων, με πρωτοπόρο την 'Ανδρο, στράφηκαν προς τη ναυτιλία, διαγράφοντας μια θεαματική πορεία. Τις τελευταίες δεκαετίες, οι Κυκλάδες έχουν αναδειχθεί διεθνώς ως αγαπημένοι ταξιδιωτικοί προορισμοί. Επισκέπτες συρρέουν από όλα τα μέρη του κόσμου για να χαρούν την ανέπαφη φύση και το παραδοσιακό χρώμα των Κυκλάδων, να γνωρίσουν τον τρόπο ζωής των Κυκλαδιτών και να έρθουν σε επαφή με έναν ανεξάντλητο πολιτιστικό πλούτο που χάνεται στις απαρχές της ιστορίας του ανθρώπινου πολιτισμού.
Πηγή: http://www.cyclades-tour.gr/index.php?option=com_k2&view=item&id=3:history&Itemid=17&tmpl=component&print=1&lang=el

http://www.e-istoria.com/352.html

https://el.m.wikipedia.org/wiki/Ορλωφικά

http://www.patriotaki.net/1821-μέχρι-1970-55/η-επανάσταση-του΄21-στο-αιγαίο-315/

https://el.m.wikipedia.org/wiki/Μαντώ_Μαυρογένους

Η ιστορία των Κυκλάδων - Απο την Βυζαντινή περίοδο εως την Βενετική κατοχή και την Οθωμανική κατάκτηση

Με την ίδρυση της Κωνσταντινούπολης (330 μ.Χ.) οι Κυκλάδες έγιναν μαζί με τα άλλα νησιά του Αιγαίου επαρχία του Ανατολικού Ρωμαϊκού Κράτους. Σύμφωνα με την παράδοση, ο ίδιος ο Μ. Κωνσταντίνος ανήγειρε στην Πάρο τον ναό της Παναγίας της Εκατονταπυλιανής, ένα από τα σπουδαιότερα παλαιοχριστιανικά μνημεία του ελλαδικού χώρου. Μέσα στο πλαίσιο της βυζαντινής αυτοκρατορίας οι Κυκλάδες συνέχισαν την ιστορία τους δίνοντας θαυμάσια μνημεία του βυζαντινού πολιτισμού, αριστουργηματικές βυζαντινές εικόνες και υπέροχες εκκλησίες (έξοχο δείγμα η Παναγία η Πρωτόθρονος στη Νάξο με το σύνθρονο του 9ου/10ου αιώνα). Τον 10ο αιώνα οι Κυκλάδες εντάχθηκαν στο Θέμα του Αιγαίου. Όλους αυτούς τους αιώνες, οι πολλαπλές επιθέσεις πειρατών, κυρίως Αράβων, αποτέλεσαν τη μεγαλύτερη αιτία δεινών για τα νησιά. Το Θέμα Αιγαίου Πελάγους ήταν βυζαντινή επαρχία στα βόρεια του Αιγαίου Πελάγους η οποία δημιουργήθηκε στα μέσα του 9ου αιώνα. Ήταν ένα από τα τρία ναυτικά θέματα της αυτοκρατορίας και χρησίμευε, κυρίως, στην προμήθεια του βυζαντινού ναυτικού με πλοία και στρατό, αν και χρησίμευε επίσης και ως πολιτική διοικητική περιφέρεια. Οι καταβολές του θέματος βρίσκονται στην επαρχία των νησιών κατά την ύστερη αρχαιότητα που περιελάμβανε τα νησιά του νοτιοανατολικού και του ανατολικού Αιγαίου Πελάγους άνω της Τενέδου . Ο όρος του « Αιγαίου Πελάγους » κάνει για πρώτη φορά την εμφάνισή του στις πηγές ως διοικητική περιφέρεια στις αρχές του 8ου αιώνα, όταν και οι σφραγίδες αρκετών εκ των κομμερκιάριων το πιστοποιούν. Μια σφραγίδα που χρονολογείται από την περίοδο μεταξύ 721/722 κάνει αναφορά σε πρόσωπο, το οποίο είχε κάποιο αξίωμα στην περιοχή των ελληνικών νησιών, κάτι που να σημαίνει, ενδεχομένως, και την επέκταση της παλιάς επαρχίας και προς τα νησιά στα δυτικά του Αιγαίου Πελάγους. Από στρατιωτικής άποψης, τα νησιά βρίσκονταν υπό την διοίκηση του σώματος των Καραβισιάνων και στη συνέχεια του θέματος των Κιβυρραιωτών. Μετά τα τέλη του 8ου αιώνα , δύο ναυτικές διοικήσεις έκαναν την εμφάνισή τους στην περιοχή του Αιγαίου Πελάγους: ο δρουγγάριος του Αιγαίου Πελάγους, ο οποίος ήλεγχε το βόρειο τμήμα, καθώς και ο δρουγγάριος της Δωδεκανήσου (ονομασία που αναφέρεται στις Κυκλάδες και όχι στα σύγχρονα Δωδεκάνησα ) ή του Κόλπου, υπεύθυνος του νότιου τμήματος. Η πρώτη ναυτική διοίκηση, η οποίο στην πορεία εξελίχθηκε στο Θέμα Αιγαίου Πελάγους, περιελάμβανε τα βόρεια νησιά του Αιγαίου, καθώς και τα Δαρδανέλλια και τα νότια παράλια της Προποντίδας, ενώ η δεύτερη μετατράπηκε στην πορεία στο θέμα της Σάμου. Το θέμα του Αιγαίου Πελάγους δημιουργήθηκε το 843. Ο στρατηγός του, αν και δεν εμφανίζεται στο Τακτικόν Ουσπένσκυ της περιόδου μεταξύ 842/843 το οποίο περιελάμβανε το σύνολο των ενεργών δρουγγάριων, ωστόσο επιβεβαιώνεται η παρουσία του στην Λέσβο το 843. Κατέστη ένα κανονικό θέμα με πολιτικές, φορολογικές και στρατιωτικές αρμοδιότητες, ενώ υποδιαιρούνταν σε τούρμες και βάνδα . Εντός των Δαρδανελλίων και της Προποντίδας, ο δρουγγάριος και αργότερα ο στρατηγός μοιράζονταν την εξουσία τους με τον κόμη του θέματος του Οψικίου . Όπως συνέβαινε και στην περίπτωση του θέματος της Σάμου, ο κόμης του Οψικίου ήταν, ενδεχομένως, υπεύθυνος και για την τοπική πολιτική διοίκηση και άμυνα, ενώ το θέμα του Αιγαίου Πελάγους ήταν μονάχα υπεύθυνο για τον εξοπλισμό των πλοίων. Η ιδέα αυτή φαίνεται να ενισχύεται από το γεγονός ότι οι κάτοικοι του θέματος του Οψικίου, και κυρίως οι Σλάβοι, χρησίμευαν ως στρατιώτες του ναυτικού κατά τον 10ο αιώνα. Τα κυριότερα νησιά του θέματος ήταν η Λέσβος (η πρωτεύουσα του θέματος), η Λήμνος, η Ίμβρος , η Τένεδος και η Χίος (προτού ενσωματωθεί στο θέμα της Σάμου), οι Σποράδες και οι Κυκλάδες. Σύμφωνα με την Ελένη Αρβελέρ, οι Κυκλάδες πιθανώς ενσωματώθηκαν εντός του θέματος του Αιγαίου όταν η ναυτική διοίκηση Δωδεκανήσου/Κόλπου διαιρέθηκε και το θέμα της Σάμου δημιουργήθηκε στα τέλη του 9ου αιώνα. Το 911 , οι δυνάμεις του θέματος υπολογίζονταν σε 2.610 ναύτες και 400 στρατιώτες του ναυτικού. Η επαρχία κατάφερε να επιβιώσει μέχρι και τις αρχές του 11ου αιώνα, όταν και ξεκίνησε η διαίρεσή του σε μικρότερες διοικήσεις. Ως εκ τούτου, οι Κυκλάδες και οι Σποράδες, η Χίος και η περιοχή της Άβυδου διέθεταν, πλέον, δικό τους στρατηγό. Το θέμα του Αιγαίου κατέστη μια απλή πολιτική επαρχία, η οποία περιελάμβανε αποκλειστικά τα παράλια της Προποντίδας, καθώς και τα περίχωρα της Κωνσταντινούπολης. Στα τέλη του 12ου αιώνα, τα υπολείμματα του πρώην θεματικού στόλου ενσωματώθηκαν στο ενοποιημένο αυτοκρατορικό ναυτικό με έδρα την Κωνσταντινούπολη, διοικητής του οποίου ήταν ο Μέγας Δουξ. Στη συνέχεια, κατά τον 12ο αιώνα, το θέμα του Αιγαίου φαίνεται να συγχωνεύτηκε με το θέμα του Οψικίου, κάτι που επιβεβαιώνεται από σχετική αναφορά στο Partitio terrarum imperii Romaniae το 1204. Μετά την κατάληψη της Κωνσταντινούπολης από τους Σταυροφόρους, το 1204, τα περισσότερα νησιά των Κυκλάδων περιήλθαν στους Βεετούς. Οι αδελφοί Γκίζι κατέλαβαν την Τήνο, τη Μύκονο, τη Σέριφο, την Κέα, την Αμοργό, ενώ ο Μάρκος Σανούδος κατέλαβε τη Νάξο, την Πάρο, την Αντίπαρο, τη Μήλο, την Κίμωλο, τη Σίφνο, την Κύθνο, τη Φολέγανδρο, την Ανάφη, την Ίο, τη Θήρα. Το 1207 ο Μ. Σανούδος ίδρυσε το Δουκάτο του Αιγαίου ή της Νάξου, με πρωτεύουσα τη Νάξο, και το 1208 ο πάπας Ιννοκέντιος Γ’ ίδρυσε την καθολική Επισκοπή Νάξου. Οι συνθήκες της ζωής διαμορφώθηκαν με βάση το φεουδαρχικό δίκαιο, με διαφορές βέβαια από νησί σε νησί. Οι καθολικού δόγματος φεουδάρχες και άρχοντες εγκαθίσταντο στα κάστρα και οι συμπαγείς μάζες του ντόπιου ορθόδοξου πληθυσμού έμεναν στους οικισμούς δίπλα στα κάστρα ή στα χωριά. Η μακρά περίοδος της ενετικής κατοχής είχε σαν αποτέλεσμα οι κάτοικοι ορισμένων νησιών να δεχτούν το καθολικό δόγμα. Έτσι, στην Τήνο, τη Σύρο, τη Νάξο και τη Σαντορίνη αναπτύχθηκε μια πλούσια καθολική παράδοση, που συνεχίζεται μέχρι σήμερα. Το Δουκάτο της Νάξου υπήρξε το σταθερότερο δημιούργημα της φραγκοκρατίας στην Ελλάδα: υπό τους Σανούδους και αργότερα υπό τους Κρίσπι παρέμεινε ισχυρό ακόμα και μετά την πτώση της λατινικής αυτοκρατορίας της Κωνσταντινούπολης, δεν καταλύθηκε ποτέ από την αναγεννημένη βυζαντινή αυτοκρατορία και επέζησε για σχεδόν εκατό χρόνια μετά την κατάληψη της Πόλης από τους Τούρκους (1261). Το Δουκάτο της Νάξου ή Δουκάτο του Αιγαίου ή του Αρχιπελάγους ιδρύθηκε το 1207 από τον Βενετό στρατιωτικό και σταυροφόρο Μάρκο Σανούδο . Ήταν κράτος υποτελές στη Γαληνοτάτη Δημοκρατία της Βενετίας, αλλά δεν ελεγχόταν άμεσα απ' αυτή. Το Δουκάτο είχε έδρα τη Νάξο και περιελάμβανε επίσης τα νησιά Σύρο , Σαντορίνη, Πάρο , Αντίπαρο , Μήλο, Ίο , Κύθνο, Αμοργό, Κίμωλο , Σίφνο , Σίκινο , και Φολέγανδρο . Η Μύκονος και η Τήνος κατακτήθηκαν επίσης από Βενετούς, τους αδελφούς Γκύζη (Ghisi), οι οποίοι όμως δεν αναγνώριζαν την επικυριαρχία του Σανούδο, αλλά έδιναν λόγο απευθείας στον Λατίνο Αυτοκράτορα της Κωνσταντινούπολης και αργότερα στη Βενετία, όπως συνέβη και στην περίπτωση της Άνδρου. Σταδιακά, όμως, και αυτά τα νησιά βρέθηκαν υπό την επιρροή του Δουκάτου. Η δυναστεία που ίδρυσε ο Μάρκο Σανούδο διήρκεσε ως το 1383 , οπότε τη διοίκηση του δουκάτου ανέλαβε η οικογένεια των Κρίσπο (Crispo) μέχρι το 1579 , έτος κατάλυσης του δουκάτου από τους Οθωμανούς . Ωστόσο, ορισμένα νησιά παρέμειναν υπό ιταλο-βενετικό έλεγχο, με χαρακτηριστικότερο παράδειγμα την Τήνο, που κατακτήθηκε από τους Οθωμανούς μόλις το 1714. Σήμερα, πολλά κυκλαδίτικα επίθετα προδίδουν ιταλο-βενετική καταγωγή: Βενιέρης, Ραγκούσης, Δαμίγος, Γύζης, Δελλαπόρτας, Γρίσπος, Αλαβάνος κτλ. Κληρονομιά των αιώνων του Δουκάτου είναι και η Καθολική κοινότητα των Κυκλάδων, με έντονη παρουσία και προσφορά, κυρίως στην Σύρο και την Τήνο. Το 1262 με την ανακατάληψη της Κωνσταντινούπολης από τους Έλληνες, ο Βαλδουίνος παραχώρησε στον γιο του Άντζελο, τον Μάρκο Β΄, το τίτλο του ιππότη και στον ίδιο τον Δούκα. Με την επανάκτηση της Κωνσταντινούπολης από τους Έλληνες το 1262 και τη εξάπλωση της κυριαρχίας τους στη Πελοπόννησο με τη δημιουργία του Δεσποτάτου του Μυστρά, ο αγώνας για την επανάκτηση των νησιών φούντωσε και αυτός. Οι κάτοικοι της Μήλου ξεσηκώθηκαν σε μια προσπάθεια να διώξουν τους Λατίνους κατακτητές αλλά η προσπάθεια τους είχε άδοξο τέλος αφού ο Μάρκος Β΄ Σανούδο κατάφερε να υποτάξει τους ξεσηκωμένους νησιώτες και να θανατώσει τον αρχηγό τους. Οι Παλαιολόγοι όμως κατόρθωσαν να επανακτήσουν τη Σκόπελο, τη Σκύρο, τη Σκιάθο, την Αλόννησο και το ισχυρό νησί της Λήμνου έπειτα από πολιορκία διάρκειας τριών ετών. Από τότε οι Σποράδες και η Λήμνος έμειναν στα ελληνικά χέρια μέχρι και την πτώση της Κωνσταντινούπολης το 1453. Επίσης κατάφερε να φύγουν οι Λατίνοι βαρώνοι και κυρίαρχοι από Αμοργό, Σέριφο, Κέα, Σαντορίνη, Σίφνο, Ίος, Σίκινο, Φολέγανδρο, Αστυπάλαια και Ανάφη. Μόνο οι ισχυρές οικογένειες των Σανούδο και των υποτελών τους, των Γκίζι γλίτωσαν τα νησιά τους, θέτοντάς τα υπό ενετική κυριαρχία, η οποία τα συμπεριέλαβε σαν κτήσεις της, στα πλαίσια συνθήκης που υπέγραψε με την Βυζαντινή Αυτοκρατορία το 1277 και το 1285. Τα νησιά που είχαν επανακτηθεί από τη Βυζαντινή Αυτοκρατορία και διοικούνταν από Έλληνες διοικητές υπέφεραν από τη πειρατεία. Οι πειρατές, που οι διοικητές των νησιών δεν προσπαθούσαν να τους διώξουν, ήταν η μεγάλη πληγή όλων αυτών των δεκαετιών. Όταν μάλιστα αργότερα ο Ανδρόνικος Β΄ Παλαιολόγος μείωσε τον βυζαντινό στόλο στο Αιγαίο, οι άνεργοι ναύτες ήρθαν να προστεθούν στα πληρώματα των πειρατικών καραβιών. Η Σκόπελος και η Κέα, η Σαντορίνη και η Ίος χρησίμευαν σαν κρησφύγετα των πειρατών. Σε αυτή την ήδη άσχημη κατάσταση ήρθε στο 1292 να προστεθεί και η καταλανική πειρατική επιδρομή του Ρογήρου ντε Λούρια στην Άνδρο, τη Τήνο, τη Μύκονο και τη Κύθνο. Η Βενετία επιχείρησε να κηρύξει τα νησιά του Δουκάτου της Νάξου ως υποτελή στην Γαληνοτάτη, με την ευκαιρία της διαμάχης για τη κατοχή της Άνδρου μεταξύ των οικογενειών των Σανούδο και των Γκίζι, κάτι που, τελικώς, έπειτα από διαπραγματεύσεις, συμβούλια, αλλά και δικαστήρια μεταξύ των άμεσα ενδιαφερόμενων πλευρών δεν κατάφερε να πετύχει. Ο πόλεμος που ξέσπασε το 1296 μεταξύ του αυτοκράτορα Ανδρόνικου Β΄ και της Βενετίας επέτρεψε στους πρώην άρχοντες των νησιών να επιχειρήσουν την ανακατάληψή τους. Μάλιστα, η Βενετία άφησε τα πλήθη των πειρατών να λεηλατήσουν το Αιγαίο Πέλαγος, ενώ ταυτόχρονα ενθάρρυνε τους Ενετούς πρώην άρχοντές των να ανακαταλάβουν τις πρώην κτήσεις τους. Έτσι, οι Γκίζι, οι Τζουστινιάνι και οι Μικέλι και Σκιάβι ανακατέλαβαν την Ίο, οι Βαρότσι τη Σαντορίνη, οι Γκίζι την Αμοργό, τη Κέα και τη Σέριφο, κατάσταση που επικυρώθηκε και επισήμως με την συνθήκη ειρήνης μεταξύ Βενετίας και Ανδρόνικου το 1303. Από τότε και ύστερα αρχίζει μια ατέλειωτη κούρσα ανταγωνισμού μεταξύ των Βενετσιάνων αρχόντων για το ποιος, θα κατέχει τι, και για πόσο. Οι Σανούδο με τους απογόνους τους, Γουλιέλμο Α' και το γιό του Νικόλαο, πιστοί υπήκοοι του Πριγκιπάτου της Αχαΐας και του επικυρίαρχου τους Ιωάννη της Γραβίνας, προσπαθούσαν να επεκτείνουν τη κυριαρχία τους και σε άλλα νησιά και στα 1335 κατάφεραν να πάρουν τη Σαντορίνη από τους Βαρότσι, και την Ίο από τους Σκιάβι και μάλιστα τότε κόβουν και τα πρώτα χρυσά νομίσματα του Δουκάτου. Ο Δούκας είχε υπό την εξουσία του τα μεγαλύτερα και πλουσιότερα νησιά. Νάξο, Ανδρο, Πάρο, Αντίπαρο, Μήλο, Κίμωλο, Σαντορίνη, Σύρο και Ιο ενώ η Κύθνος και η Αμοργός είχαν παραχωρηθεί σε υποτελείς του. Το αντίπαλο δέος, οι Γκίζι εξακολουθούσαν να κατέχουν την Μύκονο και τη Τήνο σαν υποτελείς της Βενετίας. Λίγο μετά την κατάληψη της Κωνσταντινούπολης από τους Τούρκους το 1453, ξέσπασε ο τουρκο-βενετικός πόλεμος που κράτησε μέχρι το 1479. Το 1468, 4 τουρκικά πολεμικά πλοία έριξαν άγκυρα στην Άνδρο, αιχμαλώτισαν τους κατοίκους και πήραν λάφυρα αξίας 15.000 δουκάτων και το 1470, μετά από επανάληψη της επίθεσης, οι Τούρκοι αιχμαλώτισαν πολλούς. Η Νάξος δέχτηκε την επίσκεψη του τουρκικού στόλου το 1477, που κατέλαβε ολοκληρωτικά την Επισκοπή της Νάξου. Με τη σύναψη της ειρήνης τα πράγματα ησύχασαν τόσο, ώστε να επιτρέψουν το 1494 στη Βενετία να αποκτήσει ολοκληρωτικά το Δουκάτο επιτέλους και να στείλει διοικητή (rector) να το κυβερνήσει. Έτσι πρώτος διοικητής διορίστηκε ο Πιέτρο Κονταρίνι με μισθό 500 δουκάτα το χρόνο. Τα 5 νησιά που τώρα αποτελούσαν το Δουκάτο -η Νάξος, η Μήλος, η Σαντορίνη, η Ίος, η Σύρος- είχαν χάσει το μεγαλύτερο μέρος του πληθυσμού τους, τα κάστρα και οι λιμενικές εγκαταστάσεις ήταν παλιές και αφρόντιστες, τα χωράφια ακαλλιέργητα, με μόνη τη Μήλο να δίνει κάποια εισοδήματα από την εκμετάλλευση του νίτρου και της ελαφρόπετρας που υπήρχε στο έδαφός της καθώς και από τις περίφημες μυλόπετρες της. Τελικά τον Οκτώβριο του 1500, η Βενετία παρέδωσε το Δουκάτο στον Φραγκίσκο Κρίσπο. Ωστόσο αυτή η αλλαγή υπήρξε επιζήμια για τα νησιά. Ο δεύτερος Τουρκο-βενετικός πόλεμος κατέστησε εκ νέου τα νησιά θέατρο πολεμικών επιχειρήσεων και η εξουσία του παράφρονα Φραγκίσκο Γ΄ Κρίσπο προκάλεσε ακόμα περισσότερα δεινά. Μετά την αποπομπή του το 1511, το Δουκάτο το κυβέρνησε για λίγα χρόνια ο Βενετσιάνος διοικητής Αντώνιο Λορεντάνο, μέχρι την ενηλικίωση του Τζοβάνι Δ΄ Κρίσπο. Η βασιλεία του Τζοβάνι Δ΄ Κρίσπο ήταν η μακροβιότερη. Στην αρχή προσπάθησε να επεκτείνει τα όρια της κυριαρχίας του καταλαμβάνοντας και τη Πάρο -μια προσπάθεια που τελικά απέτυχε- και έστειλε βοήθεια από ζωοτροφές στους Ιππότες της Ρόδου, που τότε πολιορκούνταν από τον Σουλεϊμάν το Μεγαλοπρεπή (1480). Τα επόμενα χρόνια κύλησαν ειρηνικά μέχρι την εμφάνιση στις θάλασσες του Αιγαίου του πρώην πειρατή, τώρα Τούρκου ναύαρχου, Χαϊρεντίν Μπαρμπαρόσσα. Από τα 1536 και μετά οι βενετικές κτήσεις έπεφταν η μία μετά την άλλη: αρχικά τα Κύθηρα, η Αίγινα και στη συνέχεια η Σέριφος, η Ίος, η Ανάφη, η Αντίπαρος, η Αστυπάλαια, τέλος η Αμοργός, όλες τους έπεσαν στα χέρια των Τούρκων. Αυτά τα τελευταία 6 νησιά ουδέποτε ξανακυβερνήθηκαν από Λατίνους. Μετά, ύστερα από αντίσταση, κατέκτησε τη Πάρο και τέλος η Νάξος η ίδια παραδόθηκε και συνθηκολόγησε με τον όρο να πληρώνει στο σουλτάνο ετήσιο φόρο 5.000 δουκάτων. Μετά ακολούθησε η Μύκονος και η Άνδρος που έγινε και αυτή φόρου υποτελής. Το 1538 ο Μπαρμπαρόσσα έκανε την επανεμφάνισή του στο Αιγαίο, και αφού έλαβε το φόρο υποτελείας από τον Δούκα της Νάξου, κατέλαβε τις βόρειες Σποράδες. Εν τω μεταξύ η δυσαρέσκεια των Ελλήνων κατοίκων για τη διοίκηση του Δούκα μεγάλωνε χρόνο με το χρόνο. Ο Τζοβάνι Δ΄ για να συγκεντρώσει τα χρήματα για το φόρο υποτέλειας στον Σουλτάνο, φορολόγησε άγρια τους υπηκόους του. Εξάλλου και η αντιδημοτικότητα του καθολικού ιεράρχη εξαιτίας των σκανδάλων φούσκωνε τη δυσφορία των Ελλήνων, με αποτέλεσμα ο αρχηγός της αντίδρασης, ο Έλληνας μητροπολίτης Παροναξίας Θεωνάς, να εξοριστεί από τον Δούκα με τη κατηγορία του στασιαστή, κάτι που φυσικά εξόργισε ακόμα περισσότερο τους Έλληνες. Ο Τζοβάνι Δ΄ απεβίωσε το 1564. Ο διάδοχός του, ο δευτερότοκος γιος του Τζάκομο Δ’, ήταν και ο τελευταίος Χριστιανός «αυθέντης» του Δουκάτου. Η αυλή της Νάξου, υπό την ηγεσία του ήταν δοσμένη σε γιορτές και πανηγύρια, σε απολαύσεις και ασωτίες. Ακόμη χειρότερα οι καθολικοί ιερείς είχαν αποχαλιναγωγηθεί εντελώς. Ο κλήρος παρουσίαζε πλέον φανερά τις ερωμένες του και τα πλούτη του. Μάλιστα ο καθολικός ιεράρχης της Νάξου δε δίστασε να παρουσιαστεί στη κηδεία της ερωμένης του και να δεχτεί τα συλλυπητήρια των υπολοίπων. Έτσι οι Έλληνες αποφάσισαν να στείλουν δυο απεσταλμένους τους στη Κωνσταντινούπολη, να ζητήσουν από το Σουλτάνο δικό του απεσταλμένο για να τους διοικήσει. Μόλις το έμαθε αυτό ο Τζάκομο Δ΄ πήγε στο Σουλτάνο με 12.000 δουκάτα, με την ελπίδα να καταφέρει να τον δωροδοκήσει και να διατηρήσει το Δουκάτο υπό την εξουσία του. Εκεί όμως, αντιμετωπίστηκε σκληρά. Όχι μόνο έχασε όλες τις κτήσεις του αλλά φυλακίστηκε κιόλας για 6 μήνες (για τη προσβολή της δωροδοκίας). Ο Σουλτάνος Σελίμ Β΄ διόρισε διοικητή του δουκάτου, τον Εβραίο ευνοούμενό του, Ιωσήφ Νάζη, που το κυβέρνησε δια του αντιπροσώπου του Φραγκίσκο Κορονέλλο, επίσης Εβραίου στη καταγωγή, για 13 χρόνια. Το 1537, οι γαλέρες του σουλτάνου με στόλαρχο τον Χαϊρεντίν Μπαρμπαρόσα κατέλαβαν τα περισσότερα νησιά. Οι Κρίσπι διατηρήθηκαν από τον σουλτάνο ως φόρου υποτελείς άρχοντες του Δουκάτου μέχρι το 1566, οπότε ο τουρκικός στόλος κατέλυσε οριστικά το Δουκάτο. Μόνο η Τήνος έμεινε Βενετική, για να περιέλθει στους Τούρκους δύο αιώνες αργότερα.
Πηγή: http://www.cyclades-tour.gr/index.php?option=com_k2&view=item&id=3:history&Itemid=17&tmpl=component&print=1&lang=el

https://el.m.wikipedia.org/wiki/Θέμα_Αιγαίου_Πελάγους

https://el.m.wikipedia.org/wiki/Δουκάτο_της_Νάξου

Η ιστορία των Κυκλάδων - Από την Προϊστορία και την Αρχαιότητα εως την Ρωμαϊκή κατάκτηση

Τα νησιά του συμπλέγματος των Κυκλάδων σηματοδοτούν λόγω θέσης και ιστορικής παρουσίας, την Αυγή του Ελληνικού Πολιτισμού. Η ονομασία Κυκλάδες είναι γνωστή από την αρχαιότητα από πολλούς αρχαίους συγγραφείς όπως ο Ηρόδοτος, ο Θουκυδίδης, ο Στράβωνας, ο Καλλίμαχος κ.α. και δόθηκε στα νησιά επειδή σχημάτιζαν έναν κύκλο γύρω από το Ιερό νησί της ελληνικής αρχαιότητας, την Δήλο. Σύμφωνα με την παράδοση πρώτοι κάτοικοι των Κυκλάδων ήταν οι Κάρες, οι Λέλεγες και οι Φοίνικες. Η αρχαιότερη εγκατάσταση ανθρώπων στις Κυκλάδες ανάγεται στο 9000 π.Χ., όπως δείχνει ο υπαίθριος οικισμός μεσολιθικής εποχής που ανακαλύφθηκε στην περιοχή Μαρουλάς της Κύθνου. Ο οψιδιανός της Μήλου που βρέθηκε στο σπήλαιο Φράγχθι της Ερμιονίδας (ανατολική Πελοπόνησσος) μαρτυρά την οργανωμένη παρουσία του ανθρώπου στις Κυκλάδες κατά την 8η χιλιετία π.Χ. Στο Σάλιαγκο, μικρή νησίδα ανάμεσα στην Αντίπαρο και την Πάρο, ο οικισμός που βρέθηκε παρουσιάζει έναν ιδιόμορφο νησιωτικό πολιτισμό της νεότερης νεολιθικής εποχής (περίπου 4300-3900 π.Χ.) με ευρήματα πολύ μεγάλης σημασίας. Στην 'Ανδρο, στο οροπέδιο Στρόφιλα, εντοπίστηκε οικισμός της 4ης χιλιετίας π.Χ. -ο μεγαλύτερος νεολιθικός οικισμός του Αιγαίου- όπου ανακαλύφθηκαν οι παλαιότερες στην Ελλάδα βραχογραφίες. Από τα τέλη της 4ης χιλιετίας π.Χ. και κατά τη διάρκεια της 3ης, παράλληλα με τον Πρωτομινωϊκό Πολιτισμό της Κρήτης και τον Πρωτοελλαδικό της ηπειρωτικής Ελλάδας, με αφετηρία την Κέα (οικισμός Κεφάλα, 3300-3200 π.Χ.) αναπτύχθηκε στις Κυκλάδες ένας πολιτισμός με ιδιαίτερα χαρακτηριστικά, ο Κυκλαδικός Πολιτισμός, που άφησε παγκοσμίως ανεπανάληπτα καλλιτεχνικά δείγματα, με ξεχωριστά ανάμεσά τους τα περίφημα κυκλαδικά ειδώλια. Ο πολιτισμός αυτός αναπτύχθηκε σε μικρές ανεξάρτητες κοινότητες δεμένες με τη θάλασσα, καθώς τα νησιά αφενός δεν διέθεταν μεγάλες καλλιεργήσιμες εκτάσεις και αφετέρου βρίσκονταν στο σταυροδρόμι των θαλάσσιων δρόμων ανάμεσα στη Μικρά Ασία, την Ελλάδα και την Κρήτη. Τα κυκλαδίτικα καράβια όργωναν τις θάλασσες και έρχονταν σε επαφή με τις γύρω από το Αιγαίο περιοχές, ανταλλάσσοντας μαζί τους προϊόντα αλλά και πολιτιστικά στοιχεία. Ο Κυκλαδικός Πολιτισμός, που κάλυψε όλη την εποχή του χαλκού (3200-1100 π.Χ.), διαιρείται σε τρεις μεγάλες περιόδους: Πρωτοκυκλαδική περίοδος, 3200-2000 π.Χ., Μεσοκυκλαδική περίοδος, 2000-1650 π.Χ., Υστεροκυκλαδική περίοδος, 1650-1100 π.Χ. Σύμφωνα με τον Θουκυδίδη, δημιουργοί του Πρωτοκυκλαδικού Πολιτισμού ήταν οι Κάρες και οι Λέλεγες. Στην πρώτη φάση, τα σπίτια χτίζονταν πάνω σε χαμηλούς λόφους για να προστατεύονται από τις πλημμύρες και τους εχθρούς, αραιά και χωρίς τείχη, και οι κάτοικοι ασχολούνταν με το ψάρεμα και την πειρατεία. Στη δεύτερη φάση, η απάντηση της μινωικής Κρήτης στις πειρατικές επιδρομές των Κυκλαδιτών τούς αφαίρεσε τον έλεγχο των θαλασσών και τους ανάγκασε να αποσυρθούν στο εσωτερικό των νησιών, σε οχυρωμένους λόφους που προστατεύονταν από τείχη. Τα σπίτια χτίζονταν το ένα κοντά στο άλλο και μόνο μικροί διάδρομοι αφήνονταν μεταξύ τους (Καστρί και Χαλανδριανή Σύρου, 'Αγιος Ανδρέας Σίφνου, Πάνορμος Νάξου, Δήλος). Στην τρίτη φάση είναι καταφανής η επικυριαρχία της μινωικής Κρήτης: όλοι σχεδόν οι οικισμοί, εκτός από αυτούς που βρίσκονταν σε μεγάλα νησιά με εύφορη ενδοχώρα, ήταν πάλι παραθαλάσσιοι και ανοχύρωτοι (Μήλος, Πάρος, Αμοργός, Θήρα) αποτελώντας πρόσφορα λιμάνια για το κρητικό εμπόριο. Τα σπίτια των Κυκλαδιτών ήταν μικρά (με ένα ή δύο δωμάτια), χωρίς εστία, και οι στέγες τους ήταν ελαφρές, φτιαγμένες από κλαδιά, καλάμια και πατημένο πηλό. Το σχέδιο των σπιτιών προσαρμοζόταν στο χώρο που διέθεταν και έτσι ήταν άλλοτε ευθύγραμμα και άλλοτε καμπυλόγραμμα. Γύρω από τους οικισμούς χτίστηκαν τα τείχη και στις πλαγιές των κοντινών λόφων ήταν τα νεκροταφεία. Μνημειακή τέχνη δεν ανέπτυξαν οι Κυκλαδίτες, αλλά την καλλιτεχνική τους δραστηριότητα την βλέπουμε κυρίως στο πλήθος των μικρών έργων τέχνης που βρέθηκαν στους οικισμούς και στα νεκροταφεία (κτερίσματα): «τηγανοειδή» σκεύη που ακόμα δεν έχουν βρει ικανοποιητική ερμηνεία, «σαλτσιέρες», σκεύη από λευκό μάρμαρο, ζωόμορφα αγγεία. Οι Κυκλαδίτες διέπρεψαν στη μεταλλοτεχνία και τη μικροτεχνία (εργαλεία, ασημένιες περόνες, διαδήματα, περιδέραια). Όμως το κυριότερο δημιούργημα του Πρωτοκυκλαδικού Πολιτισμού είναι τα θαυμάσια μαρμάρινα ειδώλια, που η παραγωγή τους συνεχίστηκε χωρίς διακοπή ολόκληρη την τρίτη χιλιετία π.Χ. Στην αρχή απλοϊκά και σχηματικά, κατέληξαν σε υπέροχες πλαστικές δημιουργίες όπου αποδίδονται λεπτομέρειες του σώματος και χαρακτηριστικά του προσώπου. Τα περισσότερα παρουσιάζουν γυναικείες μορφές, μερικές φορές σε κατάσταση εγκυμοσύνης, μετωπικά και μόνο σε δύο διαστάσεις. Αργότερα, όταν οι τεχνίτες είχαν πια υποτάξει το υλικό τους και κινούνταν στις τρεις διαστάσεις του χώρου, έχουμε συμπλέγματα και εκπληκτικές δημιουργίες όπως τα περίφημα αγαλματίδια-σύμβολα του Πρωτοκυκλαδικού Πολιτισμού «Αρπιστής» και «Αυλητής» που ανακαλύφθηκαν στην Κέρο και σήμερα κοσμούν το Εθνικό Μουσείο της Αθήνας. Κατά την επόμενη περίοδο του Κυκλαδικού Πολιτισμού, τη Μεσοκυκλαδικη (2000-1650 π.Χ.), οι Κυκλάδες συνέχισαν να επηρεάζονται από τη μινωική θαλασσοκρατορία. Η έντονη αυτή επίδραση είναι εμφανέστατη στη Θήρα, όπου χτίστηκαν πολυώροφα σπίτια, στολισμένα με εκπληκτικές τοιχογραφίες (Ακρωτήρι). Οι οικισμοί συνεχίζουν να είναι παραθαλάσσιοι (Μήλος-Φυλακωπή ΙΙ, Πάρος-Παροικιά, Κέα-Αγία Ειρήνη, Θήρα, Θηρασιά, Δήλος, Τήνος, Σύρος, Σίφνος, Αμοργός), εξυπηρετώντας το εμπόριο μεταξύ της Κρήτης και της υπόλοιπης Ελλάδας. Η περίοδος αυτή, αφού έδωσε καλλιτεχνικά δημιουργήματα απαράμιλλης αξίας, διακόπηκε βίαια από την καταστροφική έκρηξη του ηφαιστείου της Θήρας γύρω στο 1650 π.Χ. Κατά την Υστεροκυκλαδική περίοδο (1650-1100 π.Χ.) έχουμε την αιφνίδια εξαφάνιση του Μινωικού Πολιτισμού (τέλη του 16ου αιώνα), ίσως σαν επακόλουθο της έκρηξης του ηφαιστείου της Θήρας, οπότε την κρητική επικράτηση διαδέχτηκε η μυκηναϊκή. Οι πρώτοι μυκηναϊκοί εμπορικοί σταθμοί στις Κυκλάδες εμφανίστηκαν πριν το τέλος του 15ου π.Χ. αιώνα και στις αρχές του 14ου είχαν πλέον εξαπλωθεί στη Νάξο, τη Δήλο, την Κύθνο, τη Σέριφο, τη Μήλο (Φυλακωπή ΙΙΙ). Τρεις αιώνες αργότερα, η παρακμή του μυκηναϊκού κόσμου είχε τον αντίκτυπό της και στις Κυκλάδες και λίγο μετά το 1100 π.Χ. εγκαταλείφθηκαν και οι τελευταίες μυκηναϊκές ακροπόλεις. Η εξοικείωση των Κυκλαδιτών με τη θάλασσα τούς έκανε ατρόμητους ναυτικούς. Τα λίγα αλλά εκλεκτά προϊόντα τους, γεωργικά, κτηνοτροφικά και βιοτεχνικά, μεταφέρονταν σε όλο τον τότε γνωστό κόσμο, ενώ περιζήτητα ήταν τα ορυκτά των νησιών - ο χρυσός και ο άργυρος της Σίφνου, η κιμωλία γη και η κίσηρις (ελαφρόπετρα) της Μήλου, η μίλτος (ορυκτή κόκκινη βαφή) της Κέας. Με τους Περσικούς όμως πολέμους από τις αρχές του 5ου π.Χ. αιώνα τα νησιά βρίσκονται κυριολεκτικά μεταξύ δύο πυρών. Η εμφάνιση του περσικού Στόλου προξένησε πανικό στο Αιγαίο. Οι Δήλιοι για να σωθούν καταφεύγουν στην Τήνο, ενώ οι Νάξος καταστρέφεται από τους Πέρσες. Μέχρι το 480 π.Χ. η Κυκλάδες παραμένουν υπό Περσική κατοχή. Στο Αρτεμίσιο όμως οι Κείοι πολεμούν στο πλευρό των Ελλήνων και στην Σαλαμίνα παίρνουν μέρος οι Κείοι, Κύθνιοι, Σερίφιοι, Μήλιοι, Νάξιοι όπως και στις Πλαταιές. Στην Δηλιακή συμμαχία που ιδρύθηκε για να συνεχίσει τον αγώνα κατά των Περσών, οι Κυκλάδες συμμετέχουν πρώτες χωρίς δισταγμό. Όταν όμως η συμμαχία μετετράπη σε ηγεμονία των Αθηνών, οι πόλεις άρχισαν δυσανασχετούν. Η αποστασία της Νάξου οδήγησε στην πολιορκία και στην καταστροφή του νησιού από τους Αθηναίους, που με την πάροδο του χρόνου γίνονται διαρκώς σκληρότεροι. Η καταπίεση θα αρχίσει από το 454 π.Χ. οπότε το ταμείο της συμμαχίας μεταφέρεται από την Δήλο στην Αθήνα. Το 444 Αθηναίοι κληρούχοι εγκαθίσταται στα πιο εύφορα μέρη της 'Ανδρου και της Νάξου και το 426 πολιορκείται η Μήλος που συμμάχησε με τη Σπάρτη. Τον ίδιο χρόνο γίνεται η κάθαρση της Δήλου, ενώ λίγο αργότερα το 422 η Δήλιοι διώχνονται από το νησί τους, που καταλαμβάνεται από τους Αθηναίους.
Με την ήττα το Αθηναίων στον Πελοποννησιακό Πόλεμο η κατάσταση για τους νησιώτες δεν άλλαξε κα πολύ, αφού η Σπαρτιατική κυριαρχία αποδείχτηκε βαρύτερη. Γι’ αυτό όταν μετά τις νίκες των Αθηναίων ανασυστήθηκε η παλαιά συμμαχία, το 378 π.Χ., οι νησιώτες έλαβαν και πάλι μέρος σε αυτή. Με την εμφάνιση των Μακεδόνων η κατάσταση θα αλλάξει και στους αγώνες των Επίγονων μετά τον θάνατο του Μ. Αλεξάνδρου, οι Κυκλάδες αλλάζουν συχνά κυρίαρχο ανάλογα με τον ισχυρό της κάθε περιόδου. Μετά τη διάλυση της Β’ Αθηναϊκής Συμμαχίας οι Κυκλάδες απέκτησαν την αυτονομία τους. Το 313 π.Χ. δημιουργήθηκε το Κοινόν των Νησιωτών, ένα είδος ομοσπονδίας με έδρα αρχικά τη Δήλο και αργότερα την Τήνο, που σήμανε την έναρξη μιας νέας περιόδου ακμής των Κυκλάδων. Η κοσμοπολίτικη Δήλος γνωρίζει μεγάλη οικονομική ανάπτυξη, όπως και η Τήνος. Από την εποχή αυτή προέρχονται και οι «πύργοι» (παρατηρητήρια-φρυκτωρίες) που βρέθηκαν στα νησιά: ο Πύργος του Αγίου Πέτρου στην 'Ανδρο, της Αγίας Τριάδας στην Αμοργό, της Αγίας Μαρίνας στην Κέα, του Χειμάρρου στη Νάξο. Η καλλιτεχνική άνθηση που ακολούθησε ήταν εξαιρετικά σημαντική, με κορυφαία δείγματα την Αφροδίτη της Μήλου, τον Ερμή της 'Ανδρου και τα ψηφιδωτά και τις τοιχογραφίες της Δήλου. Οι ηγεμόνες των ελληνιστικών κρατών στολίζουν τη Δήλο με νέα μεγάλα κτήρια, ενώ η εμφάνιση των Ρωμαίων ευνοεί ακόμα περισσότερο το νησί. Το 167 π.Χ. κηρύσσεται ελεύθερο λιμάνι για να πλήξει το εμπόριο της Ρόδου που είχε περάσει στο στρατόπεδο των Μακεδόνων, εχθρών των Ρωμαίων. Τον επόμενο χρόνο το νησί παραχωρείται στους Αθηναίους, ενώ οι κάτοικοι του διώχνονται και πάλι και καταφεύγουν στην Αχαία. Οι Αθηναίοι εγκαθιστούν κληρούχους και αρχίζει μια νέα περίοδος ακμής του νησιού, κυρίως μετά την καταστροφή της Κορίνθου από τους Ρωμαίους το 146 π.Χ. Η Δήλος γίνεται τότε η μοναδική αγορά χαλκού, μύρων και δούλων. Έμποροι από όλα τα μέρη του αρχαίου κόσμου συναντώνται στις τέσσερις αγορές του νησιού, γύρω από το Ιερό του Απόλλωνα. Η καταστροφή όμως δεν θα αργήσει να έρθει : το 88 π.Χ. ο βασιλιάς του Πόντου Μιθριδάτης, σε πόλεμο με τους Ρωμαίους, θα καταστρέψει το νησί επειδή αρνήθηκε να συμμαχήσει μαζί του εναντίον των Ρωμαίων. Είκοσι χιλιάδες κάτοικοι του νησιού θα σφαγούν, ενώ οι υπόλοιποι εγκατέλειψαν το νησί. Λίγο αργότερα, το 69 π.Χ. οι πειρατές θα αφανίσουν ότι είχε μείνει όρθιο στο νησί. Κατά τους επόμενους αιώνες οι Κυκλάδες έγιναν αντικείμενο διεκδίκησης των Μακεδόνων, των επιγόνων του Μ. Αλεξάνδρου και των Ρωμαίων, αλλάζοντας κυρίαρχο ανάλογα με τον ισχυρό της κάθε περιόδου. Ενώ όμως όλα τα νησιά άρχιζαν να παρακμάζουν, η Δήλος γνώρισε μια νέα άνθηση. Οι ηγεμόνες των ελληνιστικών κρατών την κόσμησαν με νέα μεγάλα κτήρια, ενώ η εμφάνιση των Ρωμαίων ευνόησε ακόμα περισσότερο το νησί. Στα πρώτα μεταχριστιανικά χρόνια πολλές από τις Κυκλάδες είχαν πια ερημωθεί και χρησιμοποιούντο ως τόποι εξορίας επιφανών Ρωμαίων που έπεφταν σε δυσμένεια. Την εποχή του Στράβωνα, αξιόλογες ήταν ακόμα η 'Ανδρος, η Νάξος, η Πάρος και η Τήνος, όπου υπήρχε μεγάλη πόλη και αξιόλογο Ιερό του Ποσειδώνα. Στην Κέα υπήρχαν πλέον μόνο δύο πόλεις, η Καρθαία και η Ιουλίς, με τις οποίες είχαν συγχωνευτεί οι άλλες δύο (Κορησσία και Ποιήεσσα). Ο χριστιανισμός φαίνεται ότι άργησε να επικρατήσει στις Κυκλάδες. Οι Θεοί του Ελληνικού Δωδεκάθεου, μαζί με τους νέους που ήρθαν από την Ανατολή και την Αίγυπτο (Μίθρας στην Θήρα, Ίσις, Όσιρις, Ανούβις, Σάραπις στη Δήλο, Πάρο, Νάξο, 'Ανδρο) εξακολούθησαν να λατρεύονται πολλούς αιώνες μετά την εμφάνιση του Χριστού. Πρώτη η 'Ανδρος απέκτησε επίσκοπο τον Ζωϊλο, όπως μαθαίνουμε από τα πρακτικά της συνόδου της Αλεξάνδρειας, το 362 μ.Χ. Οι Κατακόμβες της Μήλου, που χρησιμοποιήθηκαν από τα τέλη του 2ου μέχρι τον 5ο αιώνα ως κοιμητήριο, τόπος λατρείας και άσυλο των χριστιανών, είναι το σπουδαιότερο, με παγκόσμια σημασία, μνημείο αυτής της περιόδου. Με την ίδρυση της Κωνσταντινούπολης (330 μ.Χ.) οι Κυκλάδες έγιναν μαζί με τα άλλα νησιά του Αιγαίου επαρχία του Ανατολικού Ρωμαϊκού Κράτους.
Πηγή: http://www.cyclades-tour.gr/index.php?option=com_k2&view=item&id=3:history&Itemid=17&tmpl=component&print=1&lang=el

Δευτέρα 14 Νοεμβρίου 2016

L' arte bizantina degli Greci alla Italia : I monumenti medievali alla Roma, Ravenna e Sicilia

L' arte bizantina si è sviluppata nell'arco di un millennio, tra il IV ed il XV secolo, prima nell'ambito dell' Impero romano , poi di quello bizantino , che ne raccolse l'eredità e di cui Costantinopoli fu capitale . Le caratteristiche più evidenti deiβcanoni dell'arte bizantina sono la religiosità , l'anti- plasticità e l'anti- naturalismo , intese come appiattimento e stilizzazione delle figure, volte a rendere una maggiore monumentalità ed un'astrazione soprannaturale ( smaterializzazione dell'immagine). Infatti il gusto principale dell'arte bizantina è stato quello di descrivere le aspirazioni dell'uomo verso il divino . L'arte bizantina ha comunque avuto espressioni stilistiche molto diverse fra di loro nei suoi oltre mille anni di vita, ma nell'Impero d'Oriente l'arte rimase quasi invariata. La storia dell'arte bizantina potrebbe essere divisa in: 1. un primo periodo paleobizantino, dalla fondazione di Costantinopoli al VI secolo, nel quale inizialmente assorbe la produzione artistica di Roma , Alessandria d'Egitto , Efeso e Antiochia , ossia il linguaggio artistico dell'antichità, per elaborarlo e trasformarlo in un genere adatto soprattutto al suo mondo spirituale ma anche a quello imperiale.Ν2. Al primo periodo di formazione segue un secondo periodo denominato "prima età d'oro" (VI secolo), nel quale l'espressione artistica raggiunge alti livelli di qualità e produce capolavori. 3. La terza fase è rappresentata da un periodo di involuzione che parte dal VII secolo e prosegue durante l'intera lotta iconoclastica ( 726 -843 ) 4. segue il periodo della cosiddetta Rinascenza macedone ( IX-XI secolo), nel quale si recuperano modi espressivi dell'arte ellenistica oltre ad una certa vivacità e floridezza complessiva che si protrae e si innalza ulteriormente nel seguente periodo 5. comneno ( XII secolo), con un'arte di tipo linearistico, di notevole fioritura artistica da imporsi, per la sua eleganza e raffinatezza, su tutta l'arte europea dando vita ad una "seconda età dell'oro", che arriva fino alla caduta di Costantinopoli sotto i Latini ( 1204). 6. Con la ripresa bizantina della capitale ( 1261 ) si ha l'ultimo periodo di fioritura con l'arte paleologa (detta anche Rinascenza paleologa, per il nuovo recupero dell'arte ellenistica), fino alla definitiva caduta della capitale sotto Maometto II nel 1453 . L'arte bizantina, con la sua ieraticità e il suo carattere a-spaziale, si richiama evidentemente al misticismo del cristianesimo nell'Impero Bizantino ( Origene) ed è "coerente con il pensiero del tempo, in gran parte caratterizzato dal neoplatonismo : la tecnica musiva è propriamente il processo del riscatto dalla condizione di opacità a quella, spirituale, della trasparenza, della luce, dello spazio". Dopo la fondazione della nuova capitale da parte di Costantino I ( 306- 337) nel 330 , iniziò un complesso programma di costruzione incentrato a legare indissolubilmente la nuova città monumentale con il nome del suo fondatore. L'unico monumento superstite dell'epoca di Costantino è l' Ippodromo, monumentale arena per i giochi che aveva anche la funzione di permettere l'"epifania" dell'Imperatore, che si mostrava nella sua tribuna circondato dagli attributi del suo potere e veniva acclamato dal popolo in una visione che doveva sembrare divina. Con Teodosio II ( 408- 450) vi fu un considerevole ampliamento della città, testimoniato da un vigoroso sviluppo urbano che indusse l'Imperatore a far costruire una nuova cinta muraria che da lui prese il nome. Ma fu solo in epoca giustinianea ( VI secolo) che Costantinopoli acquisì quelle caratteristiche monumentali che ne fecero la più splendida città allora conosciuta, soppiantando definitivamente in ricchezza e popolazione i più ricchi e antichi centri urbani del Mediterraneo orientale ( Alessandria , Antiochia ) e la stessa Roma , la cui popolazione si era ridotta, a seguito delle invasioni barbariche e delle guerre gotiche a poche decine di migliaia di anime. Durante il regno di Giustiniano furono infatti edificati alcuni dei monumenti più famosi di Costantinopoli, come la magnifica Hagia Sophia , chiesa della Santa Sapienza, ricostruita in seguito a un incendio nelle forme monumentali date dalla maestosa cupola che irradia di una luce quasi ultraterrena il vastissimo spazio dell'aula a base centrale della basilica. Altre opere dell'epoca di Giustiniano sono la Santa Irene , la chiesa dei Santi Sergio e Bacco, la ricostruzione della chiesa dei Santi Apostoli. La capitale si affermò presto come centro di irradiazione artistica in tutti i campi, grazie al convergere di artisti provenienti da tutto l'impero, che poi riportavano nelle province le novità apprese. A causa delle distruzioni di opere per eventi bellici e naturali nei territori dell'Impero e in particolare nella stessa Costantinopoli, alcuni dei migliori documenti di arte bizantina si trovano in altre aree toccate dall'influenza della Seconda Roma quali l'Italia, la Grecia, i Balcani e, forse in minor misura, in Russia ed Ucraina. A Ravenna si sono conservati i migliori mosaici risalenti all'epoca di Giustiniano I ( 527 -565 ), grazie al programma celebrativo iniziato dal vescovo Massimiano a partire dal 560 circa. Specialmente nella Basilica di San Vitale, a base ottagonale con sorprendenti analogie con la chiesa dei Santi Sergio e Bacco a Costantinopoli , tanto da aver fatto pensare alla mano dello stesso architetto, ha un interno sontuosamente decorato, con marmi policromi, stucchi, capitelli e
pulvini scolpiti, ma soprattutto da celeberrimi mosaici, dove è celebrata l'epifania di Giustiniano e dell' Imperatrice Teodora , ciascuno accompagnato dai personaggi della corte, tutto lo sfarzo che richiedeva il loro status politico e religioso. L'arte bizantina si staccò dalla precedente arte paleocristiana per la maggiore monumentalità delle figure, che penalizzò però la resa dei volumi e dello spazio: i corpi sono assolutamente bidimensionali e stereotipati, e solo nei volti regali si nota uno sforzo verso il realismo, nonostante l'idealizzato ruolo semidivino sottolineato dalle aureole. Non esiste prospettiva spaziale, tanto che i vari personaggi sono su un unico piano, hanno gli orli delle vesti piatti e sembrano pestarsi i piedi l'un l'altro. Nonostante questo si rimane abbagliati dalla ricchezza delle vesti dei personaggi e dallo splendore dei loro attributi, immersi nel fondo oro che dà loro una consistenza ultraterrena. Dello stesso periodo è anche la serie di Martiri e Vergini nella chiesa di Sant'Apollinare Nuovo , dove sono ormai ben chiari gli elementi dell'arte bizantina: la ripetitività dei gesti, la preziosità degli abiti, la mancanza di volume (con il conseguente appiattimento o bidimensionalità delle figure), l'assoluta frontalità, l'isocefalia, Βla fissità degli sguardi e la ieraticità delle espressioni; la quasi monocromia degli sfondi (in abbacinante oro),
l'impiego degli elementi vegetali a scopo puramente riempitivo e ornamentale,
la mancanza di un piano d'appoggio per le figure che, pertanto, appaiono sospese come fluttuanti nello spazio. Chiusero la stagione dell'arte ravennate i mosaici di Sant' Apollinare in Classe , dove la rappresentazione è ormai dominata dal simbolismo più puro, ormai staccato completamente da qualsiasi esigenza naturalistica di stampo classico. Durante l'epoca di Teodorico , dal 493 al 526 , Roma visse un periodo di pace, governata dal cancelliere Cassiodoro , mentre il Re risiedeva a Ravenna. Mentre i monumenti cittadini subivano un inesorabile e irrimediabile degrado, tanto da alimentare un mito nostalgico dell'antica Roma (Teodorico stesso si fece mandare colonne e marmi dei palazzi imperiali). Di rilievo fu l'iniziativa di Papa Felice IV ( 526 -530 ), che decise di rompere la stasi facendo edificare una chiesa nel centro del foro romano , la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, tramite il riutilizzo di parti di edifici preesistenti quali la sala delle udienze e la biblioteca del Tempio della Pace e il vestibolo di Massenzio . Si trattava di una rottura della stasi edilizia nel Foro durata più di due secoli e sanciva la continuità tra tradizione classica e cristianesimo in un luogo altamente simbolico. Il grande mosaico del catino absidale rappresenta Cristo tra i Santi Cosma e Damiano e rispetto al mosaico di Santa Pudenziana (fine del IV , inizio del V secolo) mostra il passaggio a una rappresentazione più irreale, simbolica e soprannaturale, con il Cristo nell'atto di scendere da una cortina di nuvole infocate disposte in scorcio, che forma un rigido schema triangolare, come se stesse dirigendosi verso l'osservatore. La scena rappresentata è quella della Parusia , cioè la seconda venuta di Cristo profetizzata nell'Apocalisse di Giovanni. È un tema che molta influenza ebbe nella successiva decorazione musiva delle chiese romane specie durante la cosiddetta rinascenza carolingia dove il tema della parusia (e in generale la profezia apocalittica) fu ampiamente ripreso: si veda in particolare il ciclo musivo di Santa Prassede . In ogni caso il mosaico di Cosma e Damiano, coerentemente al fatto che a Roma la tradizione classica offriva ancora modelli su cui confrontarsi, mostra un senso plastico ed una caratterizzazione delle figure più sviluppati dei coevi mosaici bizantini. In questo senso è da notare anche il fatto che sono rappresentate anche le ombre proiettate dalle figure, particolare che scompare nei mosaici romani posteriori, mentre lo sfondo è blu cobalto non in oro. Dopo la conquista di Roma durante le
guerre gotiche ( 552 ), la città toccò il minimo storico di abitanti (30.000), entrando nel periodo più buio della sua storia. Inizialmente i bizantini si preoccuparono di restaurare le opere pubbliche di necessità immediata, quali mura, acquedotti, e ponti legati alle vie consolari . La cristianizzazione del centro proseguì con l'apertura di chiese in edifici pubblici o la riconversione di templi come il Pantheon , consacrato nel 609, o il Tempio della Fortuna Virile , divenuto tra l' 872 e l' 882 chiesa di Santa Maria in Gradellis . Dall'aula di rappresentanza dei palazzi imperiali venne ricavata la chiesa di Santa Maria Antiqua , coperta da una frana nell'847 e riscoperta solo nel Novecento, con importante tracce di un ciclo di affreschi databile con notevole precisione (grazie ad iscrizione ed altre fonti) a quattro interventi diversi:Ν1. Il primo è quello della Madonna col bambino tra angeli nella nicchia centrale, dipinta subito dopo la conquista bizantina, quasi a sottolineare il cambio di destinazione del palazzo, che presenta la marcata frontalità "iconica" tipicamente bizantina. 2. Il secondo è quello dell'Annunciazione, di mano di un artista più raffinato e più attento agli effetti della luce, e risale al 565 -578 , quando l'aula venne destinata a cappella palatina. 3. Il terzo risale al 650 circa, con le tracce sulla parete palinsesto ( Santi Basilio e Giovanni e altri frammenti). 4. Il quarto coincide con il pontificato del papa greco Giovanni VII ( 705- 707), ed è rappresentato dall'immagine di San Gregorio Nazianzeno nell'abside ed altre scene nel presbiterio, con uno stile così vicino all'arte bizantina da aver fatto pensare ad artisti provenienti da Costantinopoli . Se fino alla fine del V secolo l'arte romana (soprattutto paleocristiana) seguì uno sviluppo autonomo, costituendo semmai essa stessa un modello, per molti artisti bizantini, a partire dal VI secolo a seguito della liberazione giustinianea della città dal giogo gotico e ancor più nei due secoli successivi, convivranno nella Città eterna sia influssi strettamente romano-orientali, sia stimoli verso il classicismo. Se il mosaico del catino absidale di Sant'Agnese fuori le mura ( 625- 638) presenta tre figure isolate, altamente simboliche e immateriali, circondate da un abbagliante fondo oro, gli affreschi della Cappella di Teodoto (un alto funzionario) presso Santa Maria Antiqua mostrano influenze dalla Siria e dalla Palestina, con un uso semplice del colore e del disegno, ma altamente efficace. Nello stesso arco di tempo si colloca la decorazione della cappella di San Venanzio (databile alla metà del settimo secolo) presso il Battistero Laterano. La cappella mostra richiami alla decorazione della Basilica di San Vitale a Ravenna, specie nella disposizione paratattica del corteo di santi, affine alla celeberrima rappresentazione della corte di Giustiniano. Altro elemento bizantino è la rappresentazione nel catino della Vergine orante del tipo iconografico della Aghiosoritissa. Ci restano di quel periodo anche una serie di icone sparse in varie chiese: una Madonna al Pantheon datata 609 , o la Madonna Theotokòs di Santa Maria in Trastevere (datazione incerta tra il VI e l' VIII secolo) con una rigida frontalità e colori smaglianti messi in relazione con il primo strato di affreschi di Santa Maria Antiqua.
I mosaici bizantini della Sicilia sono un esempio dell'arte bizantina in Italia. Sebbene i bizantini avessero occupato la Sicilia dal 535 fino all'invasione islamica dell'isola nell'827 (anche se l'ultima roccaforte Rometta capitolò solo nel 965 ), furono i principi normanni , che consolidata la conquista della Sicilia e proclamato nel 1130 il Regno di Sicilia, si avvalsero di maestranze bizantine (o di scuola bizantina), per i loro palazzi e le chiese. È infatti con Ruggero II, e primo re, che le chiese palermitane incominciano a rivestirsi di mosaici, e non esistendo in situ, si fece ricorso, come del resto per tante altre manifestazioni al centro in quel momento di più risonante prestigio, e con il quale intercorrevano scambievoli rapporti: cioè i mosaicisti di Costantinopoli . L'arte bizantina, nelle sue forme più auliche, è documentata oltre che nei mosaici riemersi in Santa Sofia , nelle decorazioni delle chiese periferiche e nelle miniature nel nucleo più antico di mosaici nelle chiese siciliane: nella parte più antica (cupola e presbiterio) dei mosaici della Cappella Palatina e in quelli che ammantano la chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio di Palermo; in quelli che decorano l'abside della cattedrale di Cefalù (i più classici tra i mosaici siciliani), sui quali vennero più tardi esemplati quelli dell'abside del duomo di Monreale ; infine nelle pareti (quelli del soffitto sono più tardi) della “Sala di Re Ruggero” nel Palazzo dei Normanni, e in quelli che decorano la volta a crociera sul bema nella cattedrale di Cefalù . La decorazione di Monreale è stata realizzata fra il 1180 e il 1190, anche se iconograficamente appare in gran parte prefigurata dalla decorazione delle navate della Cappella Palatina avviata al tempo di Guglielmo I , quando, in connessione con quanto avveniva nell'architettura, per la mediazione della cultura campana, pensieri e modi occidentali incominciarono ad intaccare il tessuto orientale (arabo e bizantino) dell'arte siciliana. È così testimone di un nuovo afflusso di maestranze bizantine in Sicilia legate al giro della cultura sviluppatasi nell'età tardo-commena. L'agevole confronto tra le analoghe scene di due cicli corrispondenti (quelle, ad esempio, tratte dal Vecchio Testamento), dimostra infatti che dai mosaici della Cappella Palatina a quelli del duomo di Monreale non vi è alcun passaggio; e però è del tutti impossibile postulare, come ha giustamente notato il Kissinger, una continuità nello sviluppo dei modi stilistici.ΝIn confronto ai modi ancor aulici e classicheggianti, pur negli accenti narrativi, dei mosaici della navata della Cappella Palatina, alla loro ornamentale staticità, tanto efficacemente secondata dal gioco melodico delle linee, le scene di Monreale si caratterizzano per un andamento rapido e movimentato, servito dalla continua frammentazione della linea, dal risalto dei colori non più stesi in zone locali statiche e circoscritte; per un inserimento più organico nelle vaste partiture architettoniche, sicché questi ultimi sembrano pensate per accogliere la decorazione musiva ed essere esaltate dalle stesure musive, e la decorazione per esser inserita nell'architettura, e da quest'ultima al massimo valorizzata e resa evidente. Questi modi, dal punto di vista formale, non hanno precedenti in Sicilia, ma ben li hanno nell'Oriente greco, dove tutto dice il Kitzinger “un vasto gruppo di affreschi e di mosaici sparsi in varie parti del mondo bizantino e lungo i suoi confini” ( Macedonia, Bulgaria , Cappadocia …), presenta fenomeni stilistici sostanzialmente analoghi. Tali manifestazioni, per apparire simultaneamente in una vasta area – fin nelle lunette principali di Sant'Angelo in Formis e nei mosaici di Monreale – possono spiegarsi solo come irraggiamento di umori metropolitani. Tali umori, nei mosaici monrealesi, si saldano con quelli della cultura campana, convalidando anche per quest'aspetto il fenomeno che s'avverte nell'architettura, in un momento in cui nella corte palermitana avevano posizioni di primissimo piano uomini come Romualdo Salernitano e Matteo Aiello , formatisi nell'ambiente catanese dell'Italia meridionale. Nell'architettura, infatti, con il completamento del duomo di Monreale, s'avverte il declino delle antiche forme d'ascendenza orientale, araba o bizantina, e l'influsso di forme campane, che si manifestano, non solo nella ripresa degli impianti latini ma anche, e soprattutto, nella vistosa decorazione coloristica (archi intrecciati, dischi colorati, porte di bronzo, suppellettile liturgica, ecc…), che decanta e trasfigura le antiche architetture composte su moduli di speculata geometria, conferendo un nuovo carattere, più ornato e movimentato, all'assetto delle nuove costruzioni.
Πηγή: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Mosaici_bizantini_della_Sicilia

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Arte_bizantina