Σάββατο, 30 Απριλίου 2016

Agatocle : Un greco tiranno di Siracusa e re di Sicilia

Agàtocle (Αγαθοκλης; Thermae, 361 a.C. – Siracusa, 289 a.C.) fu tiranno di Siracusa dal 316 a.C., e re di Sicilia dal 307 a.C. o dal 304 a.C. alla morte. Nel tentativo di espandere il proprio potere e unificare la Sicilia, intraprese una lunga guerra contro i Greci di Sicilia e i Cartaginesi. Attaccò i possedimenti cartaginesi in Sicilia, espugnando Messina, per poi passare alla devastazione delle campagne di Agrigento (entrando così in piena epicrazia cartaginese) ma fu battuto alla resa da Amilcare nella la battaglia di Ecnomo e la stessa Siracusa fu assediata (311 a.C.). Fuggito fortunosamente dalla città, Agatocle decise di attaccare i Cartaginesi direttamente in Africa, alleandosi nel 310 a.C. con Ofella re della Cirenaica, che disponeva di un esercito di 10.000 fanti, 600 cavalieri e 100 carri, e riuscendo quasi a espugnare la stessa Cartagine, dove sbarcò con un esercito di 13.500 uomini trasportato a bordo di 60 navi. I cartaginesi potevano invece mettere in campo 40.000 uomini, compresi 1.000 cavalieri, e 2.000 carri da battaglia. Nel primo scontro combattuto sul suolo africano le forze siracusane sconfissero quelle puniche, subendo 200 vittime contro 1.000. Nel frattempo, l'assedio a Siracusa si concludeva con un fallimento (309 a.C.); nel medesimo anno Agatocle dovette rientrare in Sicilia per fronteggiare una coalizione delle città greche capeggiata daAgrigento (308/307 a.C.), lasciando parte delle truppe in Africa al comando dei figli Arcagato ed Eraclide. Lo richiamarono in Africa le difficili condizioni dell'esercito, che gli si ribellò, dopo averne uccisi i figli; riuscì a mettersi in salvo e a far ritorno in Sicilia, dove sconfisse nuovamente gli oligarchici ristabilendo il suo predominio su tutte le città greche ad eccezione di Agrigento (304 a.C.). Con i Cartaginesi pervenne infine a un accordo. Dal 307-306 o dal 304 a.C. governò la Sicilia con il titolo di re (basileus), mantenendo la pace all'interno e difendendo i Greci d'Italia con varie operazioni militari (il suo esercito, formato da 30.000 fanti e 3.000 cavalieri, passò lo stretto nel 299 a.C. per contrastare l'offensiva dei Lucani contro Taranto; in seguito si oppose ai Bruzi (297/293 a.C.). A causa della propria salute fu costretto a tornare in Sicilia; nel 288 a.C. il figlio Agatocle - probabile successore - fu ucciso dal nipote Arcagato; nel medesimo anno la morte gli impedì di realizzare l'impresa di una nuova spedizione in Africa, per la quale aveva provveduto ad arruolare mercenari mamertini. Crudeli discordie tra i membri della sua famiglia lo avevano indotto a rinunciare a un successore dinastico: designò come suo erede il popolo di Siracusa.
A settantadue anni, nel 289 a.C. venne assassinato per rivalità familiari di successione, ma dopo la sua morte tutto si dissolse rapidamente a causa dell'anarchia e delle lotte che seguirono. Tra le tante lotte, è da ricordare quella tra i cittadini di Siracusa e un gruppo di mercenari italici chiamati Mamertini. Per convincerli ad andarsene, venne loro offerto il porto di Messina, di cui si impadronirono massacrandone la popolazione maschile e spartendosi donne e bambini. Si resero subito protagonisti di razzie anche nel territorio e divennero un pericolo costante. Attaccarono anche Camarina e Gela. Nel 282 a.C., approfittando di ciò, Finzia tiranno di Akragas distrusse definitivamente Gela e ne deportò la popolazione a Licata, che ricostruì in puro stile greco con mura, agorà e templi. Due anni dopo Siracusa attaccò e sconfisse Akragas, facendo scorrerie nel territorio ma questo provocò una nuova invasione cartaginese. È a questo punto che si inserisce nella storia di Sicilia Pirro il re dei Molossi dell'Epiro. Intervenuto nel 280 su richiesta di Taranto minacciata dai Romani, dopo averli sconfitti (con molte perdite però), rispose agli appelli che provenivano dalle città siciliane. Nel 278 a.C. sbarcò a Taormina, accolto dal tiranno Tindarione: armate 200 navi e un grosso esercito in due anni cacciò i Mamertini e ripulì l'isola dai Cartaginesi. Non riuscì nell'assedio di Lilibeo, la piazzaforte marittima dei punici, ma presto dovette ritornarsene in Italia. Nel 269 a.C. Ierone II prese il potere a Siracusa e, fatto un accordo con i Cartaginesi, sferrò un nuovo attacco ai Mamertini; non poté tuttavia prendere Messina perché Cartagine, attenta a non far troppo crescere la potenza siracusana, non glielo consentì. Il passo successivo di Ierone fu quello di proclamarsi re e lo fu per 54 anni fino alla morte avvenuta nel 215 a.C. Stabilì la sua residenza nel palazzo fortificato di Ortigia e governò in maniera differente dai precedenti sovrani. Non proseguì nelle mire espansionistiche, né nelle avventure militari, ma curò specialmente le relazioni commerciali con i mercati mediterranei e l'Egitto. La massima estensione del suo regno abbracciava la Sicilia orientale da Taormina a Noto. La sua politica estera previde prima un'alleanza con Cartagine; ma presto si accorse che l'astro emergente era Roma così nel 263 a.C. firmò un trattato con quest'ultima e vi rimase fedele fino all'ultimo, risparmiando ai sudditi ed agli alleati il coinvolgimento nelle terribili conseguenze della Prima Guerra Punica. Infatti già da alcuni anni le truppe romane avevano inferto duri colpi alle città della Sicilia occidentale.
Πηγή: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Agatocle
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Storia_della_Sicilia_greca

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