Τρίτη, 14 Φεβρουαρίου 2017

Le finale della campania italiana di Grecia (1940) e la eroica resistenza delle forze greche

La mobilitazione delle forze italiane dirette in Albania si incrociò con la smobilitazione invernale decisa da Mussolini e Soddu il 2 ottobre e non revocata all'inizio delle ostilità con la Grecia, scatenando un completo caos organizzativo: divisioni ridotte al 50% della dotazione organica completa furono frettolosamente ricostruite con reparti prelevati da altre formazioni, ufficiali furono spediti a comandare unità mai viste prima e comandi furono allestiti in fretta e furia e senza personale. Il rafforzamento dello schieramento italiano in Albania si svolse con momenti di ansia se non di panico, con una scarsa capacità di fronteggiare situazioni impreviste dimostrata dai comandi italiani: le divisioni furono inviate al fronte a pezzi, reggimenti e battaglioni appena sbarcati venivano subito inviati in linea per fronteggiare nuove emergenze spezzando l'unitarietà organica delle formazioni e privandole dei reparti di supporto normalmente necessari per un corretto funzionamento delle unità sul campo; la strettoia dei porti albanesi, con la loro scarsa capacità di scarico, si rivelò deleteria per l'afflusso di reparti e armi pesanti, e si fece quindi ricorso al trasporto aereo (48.000 uomini e 5.400 tonnellate di rifornimenti furono portate al fronte in questo modo durante la campagna) anche grazie al decisivo contributo di 65 aerei da trasporto Junkers Ju 52 della Luftwaffe tedesca intervenuti in aiuto. I rovesci iniziali patiti durante l'offensiva di Visconti Prasca ridussero in frantumi il morale dei reparti italiani e instillarono nei comandi una condotta guardinga e una valutazione a volte troppo pessimistica della situazione. Le prime disposizioni di Soddu furono di fermare l'offensiva in Epiro pur mantenendo la testa di ponte oltre il Kalamas, e di sistemare i reparti in posizione difensiva lungo l'intero fronte; vi era timore per la tenuta dell'estremo fianco sinistro italiano, nella zona del Lago Prespa, e fu proprio qui che i greci attaccarono: dopo lungo tergiversare e ormai in superiorità numerica rispetto al nemico, le forze dell'Armata della Macedonia occidentale del generale Pitsikas attaccarono all'alba del 14 novembre lungo il fronte italiano che andava dall'istmo tra i due laghi di Prespa alla valle del fiume Devoli tramite il massiccio del monte Ivan, con alle spalle la solida posizione difensiva del monte Morova. L'offensiva colpì in pieno la non ancora organizzata IX Armata (il suo comandante designato, generale Vercellino, non si era ancora insediato e la guida dell'unità era affidata provvisoriamente al generale Nasci), mettendo sotto pesante pressione le unità italiane e aprendo falle nel loro fronte; Nasci arretrò le sue unità dal Devoli al massiccio del Morova, ma la posizione divenne insostenibile quando i greci occuparono Ersekë, sgombrata per errore dai reparti italiani. Il 19 novembre Soddu decise di attuare un ripiegamento dalla valle del Devoli verso una nuova linea difensiva distante anche 50 chilometri dalle posizioni iniziali: la ritirata si svolse in modo sufficientemente ordinato, ma molto materiale dovette essere abbandonato e numerosi reparti albanesi si sbandarono dandosi alla fuga; il 22 novembre le forze greche fecero quindi il loro ingresso a Coriza, suscitando grandi festeggiamenti in patria. La mossa di Soddu scoprì il fianco sinistro dell'XI Armata di Geloso in Epiro: la "Julia", non ancora ricostruita dopo il disastro del Pindo, fu subito rispedita al fronte per sostenere la Divisione "Bari", duramente impegnata dai greci nella zona di Perati e aggirata sul fianco dopo la perdita di Ersekë, e Geloso iniziò una serie di ripiegamenti abbandonando il poco terreno conquistato durante l'offensiva di un mese prima. Il terreno montuoso e le forti nevicate rallentavano la progressione dei greci, che tuttavia proseguì: il 24 novembre il corpo d'armata del generale Georgios Tsolakoglu colpì l'estrema ala sinistra della IX Armata italiana, appena attestatasi sulle nuove posizioni decise da Soddu, catturando il 28 novembre la città di Pogradec sul confine jugoslavo.
La crisi continua sul fronte greco-albanese spinse Mussolini a cercare un capro espiatorio per il disastro. Il 23 novembre Roberto Farinacci scagliò un violento attacco allo stato maggiore generale dalle colonne del suo giornale Il Regime Fascista, mossa forse ispirata da ambienti del governo; Badoglio pretese la pubblicazione di una smentita, e inviò a Mussolini una lettera di dimissioni: probabilmente il maresciallo confidava in un intervento a suo sostegno del re, ma Vittorio Emanuele III non si mosse e il 4 dicembre Badoglio fu rimpiazzato nella carica di capo di stato maggiore generale dal generale Ugo Cavallero. Una nuova crisi si aprì intanto sul fronte italiano: l'XI Armata era sotto forte pressione e il generale Geloso chiedeva con insistenza a Soddu il permesso di ritirarsi su una linea più corta e difendibile vicino Tepeleni, azione rifiutata dal comandante in capo visto che avrebbe portato come conseguenza l'abbandono di una larga fascia di territorio albanese; la pressione greca era però costante e i reparti italiani stavano progressivamente arretrando. Il 2 dicembre i greci sfondarono il fronte italiano vicino Permeti, aprendosi la strada verso il passo di Klisura più a nord; Soddu si fece prendere dal panico e in una comunicazione telefonica con Guzzoni il 4 dicembre sostenne l'opportunità di «addivenire a una soluzione politica del conflitto»: non è chiaro se Soddu stesse sostenendo la necessità di un armistizio con i greci o di un intervento tedesco nella guerra, ma quando il colloquio fu riferito a Mussolini il dittatore spedì subito Cavallero in Albania ad affiancare il comandante del gruppo d'armate. Gravemente a corto di rifornimenti e rinforzata solo da reggimenti e battaglioni sciolti avviati al fronte alla rinfusa, l'XI Armata continuò a cedere terreno: il 5 dicembre i greci occuparono Delvina, seguita il 6 dicembre da Porto Edda e l'8 dicembre da Argirocastro; per quello stesso 8 dicembre l'armata di Geloso aveva infine completato il ripiegamento sulla nuova linea di difesa da tempo chiesto dal generale, accorciando il suo fronte da 140 a 75 chilometri in linea d'aria. Neve e freddo ostacolavano i rifornimenti di entrambi gli schieramenti, ma gli attacchi greci continuarono nei settori centrale e occidentale del fronte: pesanti combattimenti si verificarono sul monte Tomorr e a Klisura, e lo sbandamento di alcuni reparti della Divisione "Siena" nella zona del litorale consentì ai greci di conquistare Himara il 22 dicembre; il morale dei reparti italiani era bassissimo, episodi di sbandamento si verificavano anche in unità considerate "scelte" e i comandanti tendevano ad avere una mentalità difensiva. Come rilevò il comando italiano, «l'iniziativa avversaria era dovuta essenzialmente a una superiorità organizzativa» e «la nostra debolezza fondamentale stava nel dover combattere con raggruppamenti non organici»; una progettata offensiva per riprendere Himara in gennaio con la appena sopraggiunta 6ª Divisione fanteria "Cuneo" dovette essere rapidamente accantonata quando un nuovo attacco greco nella zona di Tepeleni-Klisura obbligò a smembrare la divisione e avviarne i reparti a tamponare qui e là le falle dello schieramento italiano: l'attacco greco fu poi bloccato il giorno di Natale sulle rive del fiume Osum, reso inguadabile dalle avverse condizioni meteo.
L'insolita "guida a due" delle forze italiane in Albania da parte della coppia Soddu-Cavallero ebbe termine alla fine di dicembre: il 29 Soddu fu richiamato a Roma «per conferire», e il 30 dicembre Cavallero assunse il comando diretto del gruppo d'armate in Albania cumulandolo con quello di capo di stato maggiore generale. Le offensive greche avevano spinto i reparti italiani sul bordo meridionale del "ridotto centrale albanese", la zona del paese che racchiudeva i centri più strategicamente importanti (i porti di Valona e Durazzo e la capitale Tirana) che dovevano essere assolutamente tenuti; benché le cifre esatte delle truppe impegnate nelle "battaglie di arresto" del novembre-dicembre 1940 siano contestate (fonti greche sostengono l'esistenza di una certa superiorità numerica degli italiani, negata invece dalle fonti italiane) e difficili da calcolare per la frammentarietà delle formazioni organiche italiane, solo alla fine dell'anno le forze di Cavallero raggiunsero la parità numerica con i greci: al 1º gennaio 1941 gli italiani avevano in Albania più di 272.000 uomini con 7.563 automezzi e 32.871 quadrupedi, radunati in 20 divisioni e alcune unità autonome. Mussolini tambureggiava i comandi chiedendo con insistenza offensive e contrattacchi, e Cavallero progettò un attacco per i primi di gennaio dalla zona di Tepeleni per riprendere Himara e Porto Edda, ma ancora una volta furono i greci a muovere per primi attaccando il 6 gennaio il passo di Klisura, via d'accesso alla pianura davanti Berat: la Divisione "Julia", ormai decimata, cedette dopo tre giorni di pesanti combattimenti e il 10 gennaio i greci occuparono Klisura. La 7ª Divisione fanteria "Lupi di Toscana" fu subito spedita a tamponare la falla: smobilitata a fine ottobre, ricostruita ai primi di dicembre con uomini di altri reparti e giunta in Albania ai primi di gennaio, la divisione fu avviata al fronte con solo i suoi due reggimenti di fanteria, senza artiglieria e reparti di supporto logistico, a sostenere una serie di attacchi e contrattacchi, andando infine incontro a uno sbandamento generale il 16 gennaio dopo aver perso 2.200 uomini. La conquista di Klisura, culmine di una penetrazione che raggiungeva i 50 chilometri dalla vecchia frontiera greco-albanese, fu l'ultimo importante successo ottenuto dalle forze di Papagos; i greci continuarono con attacchi su piccola scala lungo tutto il fronte, catturando ancora alcune posizioni e guadagnando lembi di terreno qui e là: ancora nella prima metà di febbraio si sviluppò una dura battaglia per la conquista del massiccio del Trebeshina e della cittadina di Tepeleni, conclusasi poi con qualche lieve guadagno territoriale per i greci pagato però con pesanti perdite. La linea difensiva allestita da Cavallero iniziò a reggere, mentre le divisioni italiane riguadagnavano progressivamente la loro normale struttura organica e la situazione logistica iniziava a migliorare. A fine febbraio 1941 Cavallero si sentì abbastanza pronto per pensare a una massiccia offensiva; le forze italiane dislocate in Albania avevano raggiunto la consistenza di 25 divisioni, guadagnando finalmente una vera superiorità numerica sui greci: ai 54 reggimenti a disposizione di Cavallero se ne contrapponevano 42 greci. Discussioni si aprirono tra Cavallero e il sottosegretario alla guerra Guzzoni circa l'obiettivo previsto per la progettata offensiva: Guzzoni spingeva per un attacco sul fianco sinistro della IX Armata (ora guidata dal generale Alessandro Pirzio Biroli) per riconquistare Pogradec, primo passo di un'azione più ampia che avrebbe dovuto portare alla rioccupazione di Coriza e a un proseguimento dell'avanzata verso la Macedonia occidentale, mossa che doveva ricongiungersi con l'attesa offensiva tedesca contro la Grecia in partenza dalla Bulgaria; Cavallero invece optò per un attacco dell'XI Armata in Val Desnizza, tra i monti Trebescines e Mali Qarishta, volto alla riconquista di Klisura, azione sostanzialmente fine a sé stessa e priva di altri sbocchi strategici che non fossero l'allentamento della pressione greca su Tepeleni e Valona. Il piano presentava diversi punti discutibili: invece di assalire il settore più debole dello schieramento nemico si attaccava quello più forte, l'obiettivo era un saliente ma invece di attaccarlo alla base per tagliarlo fuori e circondare le truppe che lo difendevano lo si attaccava alla sommità con un assalto frontale. Mentre gli italiani si preparavano alla loro offensiva, Papagos insisteva con gli attacchi in direzione di Tepeleni, oltre la quale si estendevano le zone pianeggianti e lo strategico porto di Valona; il comandante dell'Armata dell'Epiro generale Drakos si lamentò per le pesanti perdite e i minimi guadagni territoriali che questi attacchi comportavano, ma per tutta risposta il 6 marzo fu sollevato dal comando e sostituito con il generale Pitsikas, a sua volta rimpiazzato alla guida dell'Armata della Macedonia occidentale dal generale Tsolakoglou. Le forze greche continuarono con le loro spallate contro le vette dei monti Scindeli, Golico e Trebescines, conquistando qualche altura ma senza ottenere lo sperato sfondamento in direzione di Valona. Il 9 marzo il lungamente progettato attacco italiano (ribattezzato "offensiva di primavera") prese infine avvio; lo stesso Mussolini, giunto in Albania il 2 marzo precedente, assistette all'inizio dell'attacco da un posto di osservazione vicino alle prime linee. Circa 300 cannoni, seguiti poi dai bombardieri, colpirono ripetutamente le posizioni greche, aprendo la via all'attacco del VII Corpo d'armata del generale Gastone Gambara sostenuto dal XXV Corpo d'armata a sud-ovest e dal IV Corpo d'armata a nord-est: comprese le truppe d'appoggio furono 50.000 uomini in 12 divisioni le unità impiegate dagli italiani nell'offensiva. Dopo un inizio apparentemente confortante, l'attacco italiano segnò il passo a poche ore dall'avvio: dopo pesanti combattimenti anche corpo a corpo e perdite sanguinose, i reparti di Gambara non riuscirono a conquistare che poche posizioni in alcuni casi perdute a seguito di contrattacchi greci. L'offensiva italiana proseguì ininterrottamente con attacchi e contrattacchi praticamente attorno alle stesse posizioni fino al 16 marzo, quando fu infine bloccata per concorde decisione dei vertici militari italiani: le perdite ammontarono a circa 12.000 uomini tra morti e feriti (più di quanti erano andati perduti nella campagna fino a quel momento), con solo miseri guadagni territoriali. Il 19 marzo Cavallero avviò i preparativi per una nuova offensiva dell'XI Armata in direzione di Klisura, praticamente nello stesso settore dove era fallita l'offensiva precedente; la data per il nuovo attacco fu fissata al 28 marzo, ma l'azione fu ben presto accantonata a causa dell'improvvisa piega degli avvenimenti che aveva preso vita in Jugoslavia.
Πηγή: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Campagna_italiana_di_Grecia

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