Σάββατο, 12 Δεκεμβρίου 2015

Dionisio II il Giovane tiranno di Siracusa e greco filosofo Platone

Dionìsio II detto il Giovane (Siracusa, 397 a.C. – Corinto, dopo il 343 a.C.) fu tiranno di Siracusa dal 367 al 357 a.C. e dal 347 al 344 a.C. e tiranno di Locri tra il 357 e il 347 a.C.. Prese il potere sotto la tutela dello zio Dione. Come dittatore fu feroce quanto il padre. Lo stesso anno della sua salita al trono, rinnovò la pace con i Cartaginesi. Platone, in visita nella città aretusea, constatò la violenza del nuovo sovrano quando venne praticamente tenuto prigioniero per un anno. Nel 366 a.C. cacciò lo zio, che disapprovava il suo comportamento, grazie al filosofo Filisto. Nel357 a.C., a causa di una guerra civile capitanata da Dione, il suo governo perse il comando dellapolis. Esiliato a Locri Epizefiri, anche lì instaurò la tirannide, ma il popolo calabro insorse uccidendo tutta la sua famiglia e cacciandolo ancora. Ritornò a Siracusa nel 347 a.C. (o forse nel346 a.C.) e riottenne il potere rovesciando Niseo in un momento di grande instabilità politica. Le tensioni con il popolo si acuirono e questa volta il tiranno poté governare solo per tre anni. Assediato ad Ortigia da Iceta di Leontini e dalle truppe di molte altre città siciliane, fu detronizzato da Timoleonte, costretto all'esilio in Grecia. Sarebbe morto poverissimo a Corinto, molti anni dopo. A succedergli fu il figlio Dionisio II, il quale ancora giovane, si ritrovò sotto la tutela del cognato di Dionisio I e suo zio, Dione. Lo storico Niccolò Palmeri ha così definito il tempo di Dionisio II: « Nessun principe ha mai principiato a regnare con circostanze più prospere. Un vasto dominio; un popolo, già per lunga consuetudine uso alla monarchia; pace con tutte le nazioni; un esercito di centomila fanti, e diecimila cavalli; un'armata di quattrocento galee; arsenali zeppi d'armi e di macchine; immensi tesori. Ognuno avrebbe presagito un governo gloriosissimo. Pure è ben difficile trovar nella storia più terribile esempio delle umane vicende. »(Niccolò Palmeri, Somma della Storia di Sicilia, Volume 1, Cap. VIII). Il giovane Dionigi non aveva alcuna esperienza di come si guidasse uno Stato vasto, complesso e ricco di colonie come quello siracusano. Il padre, Dionisio I, l'aveva sempre tenuto lontano dagli affari interni ed esteri, lo aveva fatto crescere chiuso nel castello, circondato da giullari e piaceri di corte. Questo fu forse l'iniziale difficoltà che subito si palesò quando il potere di un così vasto e importante territorio passò nelle mani di questo giovane.Come prima mossa, Dionisio II, convocò l'Assemblea del popolo e a questa chiese il consenso per potere prendere l'eredità al trono di suo padre. L'Assemblea acconsentì e Dionisio II venne ufficialmente eletto nuovo tiranno di Siracusa. Per ingranziarsi il popolo liberò, concedendo la grazia, 3.000 prigionieri e ridiede alla gente della polis i soldi di tre anni d'imposte. Fin dall'inizio il nuovo tiranno si trovò nella delicata situazione di dover decidere se fare la pace con i cartaginesi o se continuare a far loro la guerra. Impaurito da una così difficile decisione convocò a consiglio i suoi cortigiani, tra i quali, spiccava fra tutti, Dione, che senza paura disse a Dionisio II, che egli, il tiranno di Siracusa, aveva in quel momento nel suo regno una simile condizione di potenza e risorse che poteva scegliere a senno suo «la pace, senza viltà, la guerra senza timore.» Inoltre si offrì Dione stesso ad andar per contrattare con i cartaginesi a chiedere la pace, se così voleva il sovrano; in caso di guerra invece avrebbero costruito senza problemi altre sessante galee da aggiungere a quelle che già possedevano se si credeva che non potessero bastare. Questo armamento sarebbe avvenuto con il denaro di Dione. Il giovane Dionisio rimase talmente affascinato dalla carica emotiva di Dione, che da quel momento in avanti decise di ascoltare sempre i suoi consigli. Scelse la pace e fu mantenuto con Cartagine lo statu quo. Dione fu effettivamente uno dei personaggi più influenti della corte siracusana al tempo dei due Dionigi. Egli era cresciuto con un'ispirazione filosofica, a vent'anni aveva fatto un viaggio nell'Italia meridionale e qui aveva conosciuto Platone, il quale descrisse il giovane Dione come uno dei suoi discepoli filosofici con più passione e giudizio. Il siracusano aveva in seguito sposato una delle figlie di Dionisio I, nonché sua nipote, Arete. Messosi in vista grazie al suo intelletto, Dione era già stato nominato diverse volte da Dionisio I come suo ambasciatore e adesso lo era presso il figlio, il quale, come abbiamo visto, era propenso a seguire le sue diciture. Ma questa vicinanza tra i due fece nascere molte gelosie a corte. Gli altri personaggi influenti vicino al tiranno, che mal sopportavano la figura e il carisma di Dione, misero in giro delle voci diffamatorie sul siracusano in modo da convincere il giovane Dionisio che suo zio in realtà bramava al potere e non stava agendo negli interessi del sovrano. Tali insinuazioni spinsero Dionisio II alla dissolutezza; si lasciò andare all'ubriachezza e si comportò in maniera scellerata, priva di buon senso a corte. Ma Dione, confidando nella giovane età del nuovo tiranno, era convinto di poter farlo ancora cambiare, di trasformare quel ragazzo viziato in un saggio governatore. Così convinse Dionisio a prendere la via della filosofia; egli accettò e fu il tiranno stesso a voler richiamare a Siracusa il più accreditato dei filosofi, Platone, scrivendogli una lettera. Il filosofo ateniese fu sollecitato di recarsi nuovamente a Siracusa anche da Dione e dai pitagorici d' Italia, i quali, essendo sotto li dominio della tirannide siracusana, speravano che imbevendo quel giovane di buoni propositi governativi, il futuro sarebbe stato per tutti migliore. Ma nel frattempo vi era anche chi continuava a bramare a favore di una ferma e solida tirannia; si trattava della fazione opposta a Dione, la quale per rendere il suo ruolo più forte convinse l'inesperto tiranno a richiamare dall'esilio Filisto, il migliore amico di suo padre Dionisio il Grande, esiliato ad Andria si dice per volere spartano, poiché Filisto era un sostenitore e consigliere dell'espansionismo che aveva portato numerose poleis sotto il controllo di Siracusa, la qual cosa era risultata sgradita ad un'altra potenza espansionistica; Sparta. Dione e Filisto divennero dunque i due principali capi delle due opposte fazioni; l'una pretendente per la tirannide assoluta e l'altra per un governo più aperto. In questa situazione giunse, nel 364 a.C., per la sua seconda volta Platone nella rinomata città dei tiranni.
Πηγή: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Dionisio_II_di_Siracusa

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