Παρασκευή, 23 Δεκεμβρίου 2016

La storia della Ravenna Romana, il periodo di Esarcato Bizantino e la epoca medievale

Ravenna (Ravêna in romagnolo) è un comune italiano di 159 039 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna. È la città più grande e storicamente più importante della Romagna ; il suo territorio comunale è il secondo in Italia per superficie , superato solo da quello di Roma e comprende nove lidi della riviera romagnola. Ravenna, nella sua storia è stata capitale tre volte: dell'Impero romano d'Occidente (402-476), del Regno degli Ostrogoti (493-553) e dell' Esarcato bizantino (568-751). Per le vestigia di questo luminoso passato, il complesso dei primi monumenti cristiani di Ravenna è inserito, dal 1996 , nella lista dei siti italiani patrimonio dell'umanità dall' UNESCO , come sito seriale "Monumenti paleocristiani di Ravenna ". Nella seconda metà del XX secolo la città ha conosciuto un periodo di grande espansione. Alla crescita demografica si è affiancata una serie di progetti architettonici che si concentrano in particolare attorno al canale Candiano, che collega la città al mare Adriatico. La darsena di città e le antiche zone portuali sono al centro della rivoluzione urbanistica che la città conoscerà nei primi decenni del XXI secolo con la creazione di zone verdi, viali, zone a carattere commerciale, del polo nautico e del Tecnopolo per l'energia. Mancano testimonianze archeologiche della fondazione di Ravenna. Le origini sono incerte. I primi insediamenti della zona furono opera di Tessali, Etruschi ed Umbri, successivamente sul suo territorio si insediarono anche i Galli Senoni , specialmente dal fiume Montone verso sud, comprendendo tutto l' Ager Decimanus , ovvero la campagna verso Forlì, il territorio cosiddetto delle Ville Unite , che non era un territorio lagunare rispetto invece alle zone a nord. L'abitato consisteva di palafitte distribuite su una serie di piccole isole situate all'interno della Valle Padusa, una situazione simile alla Venezia di secoli dopo. La caratteristica fondamentale di Ravenna per tutta l'antichità fu proprio quella di essere circondata dalle acque ed accessibile solo dal mare. Tale peculiarità non passò inosservata ai Romani , e l'imperatore Cesare Ottaviano Augusto dislocò qui la flotta militare dell'alto Adriatico. Per questo fine l'imperatore fece eseguire importanti lavori di sistemazione idraulica: fece scavare la Fossa Augustea , un canale che collegava il Po con l'ampio specchio di acqua a sud di Ravenna e qui fondò il porto di Classe. Il porto fu realizzato con i criteri di una poderosa macchina militare. Secondo Plinio il Vecchio, poteva contenere fino a 250 triremi e 10 000 marinai o classari destinati al controllo di tutto il Mediterraneo orientale (la base destinata al controllo del Mediterraneo occidentale era invece il porto di Miseno). Ai tempi dell' Impero romano la città crebbe di importanza: il porto militare divenne anche porto commerciale con traffici mercantili verso tutto il Mediterraneo. Da qui probabilmente partì l'imperatore Traiano per le due spedizioni del 102 e del 105 d.C. che si sarebbero concluse con la conquista della Dacia. Nel 402 l'imperatore dell' Impero romano d'Occidente Onorio trasferì a Ravenna la residenza imperiale da Milano , per sfuggire alle minacce di Alarico . In questo periodo il vescovo della città divenne metropolita, e la città visse una fase di espansione con l'edificazione dei terreni presso la cattedrale Ursiana (attuale Duomo) e verso Nord. Tuttavia, nello stesso periodo, l'interramento della laguna causato dagli apporti alluvionali dei fiumi rese progressivamente inutilizzabile il porto di Classe. A Ravenna si decisero le sorti dell'Impero d'Occidente allorché nel 476 venne deposto l'ultimo imperatore, Romolo Augusto, per mano di Odoacre , re degli Eruli. Il regno di Odoacre ebbe vita brevissima e il re dei Goti Teodorico, nel 493, rivendicò il controllo della città, dopo un lungo assedio. Il sovrano goto, che morì nel 526, si distinse per una politica di distensione soprattutto dal punto di vista religioso. La presenza di una vasta comunità di cristiani ariani portò alla costruzione di numerosi edifici di culto, e la città si arricchì di opere e cultura. Ravenna bizantina si riferisce a quella fase nella storia della città in cui Ravenna fece parte dell' impero bizantino come capitale dell'Esarcato d'Italia, territorio bizantino d'oltremare. Questa fase storica ebbe inizio nel 540, quando Ravenna fu conquistata da Belisario, e giunse al termine nel 751, quando la città fu presa da re Astolfo, rimanendo per cinque anni sotto il dominio longobardo. Ravenna era divisa in 30 regiones. Lungo i corsi d'acqua principali si affacciavano, oltre alle chiese e agli edifici pubblici, vari opifici, botteghe, scholae e mulini. L'idrografia urbana era assai complessa; la sua incessante evoluzione influenzò notevolmente gli interventi urbanistici dei bizantini. Dopo l'interrimento della Fossa Augusta deciso da Onorio nel 402, in epoca bizantina le acque cittadine furono convogliate lungo un fiume che scorreva poche centinaia di metri più ad ovest: il Padenna (sul suo tracciato vi è oggi via Mazzini). Le strade romane basolate che costeggiavano il Padenna (sui due lati) furono rilastricate. Tra il 540 e il 600, Ravenna e il suo porto, Classe, furono abbellite di diverse chiese, molte delle quali finanziate dal banchiere ravennate Giuliano Argentario ; anche gli arcivescovi di Ravenna finanziarono le costruzioni di chiese, grazie alle donazioni di ricchi esponenti locali, a partire dal vescovo Ecclesio dopo il suo ritorno da Costantinopoli nel 525. In ogni modo, anche se i vescovi locali, Ecclesio prima e Ursicino poi, finanziarono la costruzione di importanti chiese, la maggior parte delle costruzioni furono completate solo dopo la conquista bizantina del 540. I nuovi ed importanti edifici religiosi testimoniano lo stretto legame fra Ravenna e il mondo costantinopolitano che caratterizza l' arte ravennate. In una zona nuova, oltre il fiumicello Padenna, furono edificati: la Basilica di San Vitale, la Basilica di Sant'Agata Maggiore , le chiese di Santa Maria Maggiore , San Zaccaria, Santo Stefano Maggiore e S. Giovanni Battista. Ad esse si aggiunse quella di S. Apollinare in Veclo. L'esarcato nacque nel 584 circa, come conseguenza della militarizzazione dei residui territori bizantini in Italia, dovuta all'esigenza di migliorarne le difese, vista la minaccia longobarda; l'autorità civile non venne subito soppressa, ma perse sempre maggiore importanza a vantaggio degli ufficiali militari, che ora accentravano poteri sia civili che militari. La riforma, avvenuta nei primi anni dell'Imperatore Maurizio, prevedeva che a capo dell'esarcato vi fosse un esarca , che aveva piena autorità sia civile che militare, e risiedeva a Ravenna, nel palazzo di Teodorico; nominato direttamente dall'Imperatore, reggeva teoricamente tutta l'Italia ("ad regendam omnem Italiam") ed era spesso un eunuco di provenienza orientale, che deteneva la carica di patrizio. Il primo esarca di cui si ha notizia potrebbe essere stato Decio, un patrizio citato in un'epistola del 584 di Papa Pelagio forse identificabile con l'innominato esarca citato nella medesima epistola (la lettera è ambigua): nella medesima lettera si comprende come la situazione a Ravenna fosse disperata perché viene affermato che l' exarchus non poté portare aiuto a Roma contro i Longobardi in quanto già a stento riusciva a difendere Ravenna. L'esarca aveva alle proprie dipendenze duces o magistri militum a capo degli eserciti regionali, mentre a presidio delle singole città erano posti reggimenti (numeri) di 500 soldati circa a capo dei quali vi era un tribunus o un comes . La concentrazione di autorità civile e militare da parte dei militari non determinò subito la scomparsa delle autorità civili, segno che la formazione dell'esarcato fu un processo graduale, non un cambiamento brusco. Fino alla metà del VII secolo la carica di prefetto del pretorio continuò a sopravvivere, sebbene come subordinato dell'esarca in ambito civile; residente a Classe (il porto di Ravenna), il prefetto d'Italia si occupava principalmente della gestione delle finanze e aveva come dipendenti, ancora agli inizi del VII secolo, i vicarii di Roma e dell'Italia (quest'ultimo risiedente a Genova dopo la conquista longobarda di Milano); anch'essi si occupavano della gestione delle finanze, e sebbene, in teoria, costituissero la massima autorità civile delle due diocesi in cui era suddivisa l'Italia imperiale, la crescente importanza assunta dai militari e le conquiste dei Longobardi resero la loro effettiva autorità quasi nulla. L'officium del prefetto d'Italia era composto da molti funzionari pubblici detti praefectiani . Al governo delle province vi erano ancora, fino almeno alla metà del VII secolo, dei governatori civili ( Iudices Provinciarum), ma, anche in questi casi, la loro autorità venne minata dalla crescente importanza rivestita dai duces militari al comando degli eserciti regionali. La crescente importanza dei militari portò, alla fine, alla scomparsa degli Iudices Provinciarum verso la metà del VII secolo: questi sono per l'ultima volta attestati dalle Epistole di Papa Onorio I (625-638). Divenuto imperatore d'Oriente Giustiniano I, avviò un programma politico mirato alla riconquista di quei territori dell' Impero romano d'Occidente occupati da regni barbarici ( Ostrogoti in Italia, Vandali in Africa e Visigoti in Spagna ). Per fare ciò diede l'avvio ad un'offensiva militare nota come guerra gotica . Anche l' Italia rientrò ben presto sotto il controllo dell'impero d'Oriente . Giustiniano stabilì nella penisola un protettorato che ebbe sede a Ravenna, successivamente controllato da esarchi . Giustiniano, inoltre, si preoccupò di fare occupare il soglio vescovile ravennate da Massimiano, suo uomo di fiducia, che assunse, per volontà dell'imperatore e per la prima volta nella storia antica della chiesa, il ruolo di arcivescovo. Nel 751 l'Esarcato cadde sotto l'offensiva dei Longobardi. Per volontà del re dei Franchi Pipino il Breve, la città nel 754 con il patto di Quierzy passò sotto il controllo del papa. Il patto non fu mai operativo in quanto i Longobardi rimasero in città fino al 756 e successivamente a tale data il potere fu esercitato dagli arcivescovi locali con l'appoggio dell'aristocrazia locale e in forza di antichi privilegi che riconoscevano alla chiesa ravennate l'indipendenza dal papato di Roma (autocefalia). I privilegi di cui gli arcivescovi godevano portarono questi ultimi a posizioni di aperto scontro con i papi romani: essi appoggiarono gli imperatori, dagli Ottoni agli Svevi. In questo periodo la città fu spogliata di molte opere (arredi, mosaici, marmi, statue), e Classe, saccheggiata e ormai lontana dalla linea di costa, venne definitivamente abbandonata.

Πηγή: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ravenna_bizantina

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ravenna

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